{"id":3566,"date":"2026-08-22T18:45:48","date_gmt":"2026-08-22T16:45:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/?p=3566"},"modified":"2026-08-23T15:01:56","modified_gmt":"2026-08-23T13:01:56","slug":"voi-chi-dite-che-io-sia-confessare-cristo-tra-gli-idoli-di-oggi-is-2219-23-mt-1613-20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/voi-chi-dite-che-io-sia-confessare-cristo-tra-gli-idoli-di-oggi-is-2219-23-mt-1613-20\/","title":{"rendered":"Voi, chi dite che io sia?&#8221; \u2014 Confessare Cristo tra gli idoli di oggi Is 22,19-23 ; Mt 16,13-20"},"content":{"rendered":"<p><strong>&#8220;Voi, chi dite che io sia?&#8221;<\/strong>. Ges\u00f9 fa questa domanda a Cesarea di Filippi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un dettaglio geografico da poco: \u00e8 una citt\u00e0 pagana, dominata dal grande santuario dedicato al <strong>dio Pan<\/strong> (dio della natura selvaggia, del piacere, dell\u2019istinto), dai templi costruiti in onore della <strong>divinit\u00e0 imperatore<\/strong> (potere politico divinizzato) e del <strong>Dio Baal<\/strong> (della fertilit\u00e0, della ricchezza materiale).<\/p>\n<p>Cesarea di Filippi \u00e8 un luogo dove ogni potere, ogni forza della natura, ogni autorit\u00e0 umana aveva il suo altare e la sua statua. Ed \u00e8 proprio l\u00ec, non nella sinagoga, non nel tempio di Gerusalemme, non in un luogo &#8220;protetto&#8221;, che Ges\u00f9 sceglie di fare la domanda pi\u00f9 decisiva della sua vita pubblica: <em>&#8220;La gente, chi dice che io sia? E voi, chi dite che io sia?&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Non aspetta di essere in un luogo sicuro, tra i suoi. Chiede conto della fede dei discepoli proprio davanti agli idoli, in mezzo alle statue degli d\u00e8i. \u00c8 come se dicesse: la vostra fede vale qualcosa solo se sa dire il mio nome anche qui, in mezzo a tutto quello che pretende di essere dio al posto mio.<\/p>\n<p>E allora la domanda diventa immediatamente nostra; oggi: quali sono i nostri &#8220;luoghi pagani&#8221;?<\/p>\n<p>Non servono pi\u00f9 templi di pietra dedicati, ma restano le stesse divinit\u00e0:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Pan:<\/strong> <em>divinit\u00e0 del piacere e dell\u2019istinto immediato<\/em>. \u00c8 oggi il culto del piacere e dell&#8217;immagine di s\u00e9 \u2014 la cultura che dice &#8220;se lo senti, fallo&#8221;, che sacralizza il desiderio individuale sopra ogni legame e responsabilit\u00e0, e che trova il suo tempio nei social, dove il corpo, l&#8217;apparenza e la gratificazione istantanea diventano l&#8217;unico criterio di valore. Il Dio dei like e del consenso.<\/li>\n<li><strong>Augusto<\/strong>: <em>il culto imperiale<\/em>. \u00c8 oggi il dio del potere e del successo, della carriera, del consenso \u2014 l&#8217;idea che vale solo chi emerge, chi comanda, chi ha visibilit\u00e0 e influenza, mentre chi \u00e8 debole, povero, &#8220;inutile&#8221; al sistema, semplicemente non conta.<\/li>\n<li><strong>Baal<\/strong>: <em>il dio della fertilit\u00e0, del raccolto, della ricchezza materiale<\/em>. \u00c8 oggi il mercato, il profitto, il possesso \u2014 l&#8217;idea che la sicurezza e il valore di una persona si misurino da quanto guadagna, quanto ha, quanto consuma. \u00c8 il dio a cui sacrifichiamo tempo, relazioni, a volte onest\u00e0, pur di &#8220;avere di pi\u00f9&#8221;.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Divinit\u00e0 a cui bruciamo ogni giorno, nei carboncini dell\u2019<strong>IO<\/strong>, <em>l\u2019incenso danaro<\/em>. \u00c8 l\u00ec, in mezzo a questi altari (social-immagine, potere, successo, consenso\u2026) che Ges\u00f9 ci chiede: <strong>&#8220;E voi, cosa dite di me?&#8221;<\/strong>. Non nella comodit\u00e0 della nostra chiesa di domenica, ma nell&#8217;ufficio, allo stadio, al bar, davanti allo schermo del telefono, nei supermercati, sui marciapiedi della nostra citt\u00e0: dove si gioca davvero la nostra fede, non altrove.<\/p>\n<p>Pietro, in quel luogo pagano, risponde: &#8220;Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente&#8221;. E Ges\u00f9 gli affida le chiavi: &#8220;Tutto ci\u00f2 che legherai sulla terra sar\u00e0 legato nei cieli&#8221;. La prima lettura, con Eliak\u00ecm a cui viene posta sulla spalla la chiave della casa di Davide, prepara questa immagine: la chiave \u00e8 un potere, ma \u00e8 soprattutto una responsabilit\u00e0. <strong>La chiave si porta in spalla, non in tasca<\/strong>. Chi ha le chiavi non le tiene per s\u00e9, non \u00e8 un potere ma una responsabilit\u00e0: apre la porta agli altri. Pietro non riceve un trono, riceve un servizio: custodire la porta perch\u00e9 tutti possano entrare.<\/p>\n<p>Se la confessione di fede nasce proprio nel cuore del mondo pagano, allora non pu\u00f2 restare una formula recitata: deve avere un corpo, una faccia, delle mani, anche fuori di qui, dove tutto sembra dire il contrario di Cristo.<\/p>\n<p><strong>Ho pensato a una frase che mi hanno detto i detenuti, qualche giorno fa<\/strong>: <em>&#8220;Ges\u00f9, oggi, lo portiamo noi&#8221;<\/em>. Mi ha colpito profondamente, perch\u00e9 viene da chi, agli occhi del mondo, avrebbe tutte le ragioni per sentirsi escluso, dimenticato, &#8220;fuori&#8221; dalla porta. E invece hanno capito quello che a volte noi, liberi, fatichiamo a capire: che <strong>le chiavi del Regno non sono un privilegio<\/strong> <strong>da custodire, ma un Vangelo da portare addosso, nella carne, negli sbagli, nella fatica di ogni giorno<\/strong> \u2014 anche loro, in un certo senso, vivono in un &#8220;luogo pagano&#8221;, eppure spesso confessano Cristo meglio di tanti di noi.<\/p>\n<p>Cosa possiamo dire <strong><em>chi \u00e8 Cristo per me<\/em><\/strong>, proprio oggi davanti ad un uomo che essendo &#8220;finito&#8221; in una casa di accoglienza per senza tetto, a soli 12 Km in linea d&#8217;aria dalla nostra piccola chiesa, che poche ore fa ha deciso di non voler pi\u00f9 respirare?<\/p>\n<p>Cosa possiamo dire <strong>c<em>hi \u00e8 Cristo per me<\/em><\/strong> davanti alla recente &#8220;notizia&#8221; della legalizzazione in Francia della eutanasia, di uomini che davanti alla disperazione anzich\u00e9 essere sostenuti (in ogni senso, morale e fisico) scelgono di non respirare pi\u00f9 e lo Stato li &#8220;sostiene&#8221; in questa scelta?<\/p>\n<p>Cosa possiamo dire\u00a0<em><strong>chi \u00e8 Cristo per me<\/strong>\u00a0<\/em>dinanzi alla notizia di sabato notte, apprendendo che a Brindisi, \u00e8 bruciata di nuovo la saracinesca di un&#8217;attivit\u00e0 \u2014 la seconda volta in pochi mesi. Un gesto di violenza, e la cosa pi\u00f9 inquietante non \u00e8 nemmeno il fuoco: \u00e8 che rischia di diventare una notizia come tante, che scorre via, che non ci tocca pi\u00f9.<\/p>\n<p>Cosa possiamo dire <strong>c<em>hi \u00e8 Cristo per me <\/em><\/strong>all&#8217;alba di un&#8217;altra notte insonne, scandita dal rombo di auto truccate lanciate a folle velocit\u00e0 per i viali del nostro quartiere, che sembrava essere una gara clandestina. E per cosa? Per un brivido che poteva costare la vita a chiunque passasse di l\u00ec per caso. Anche a uno di noi, di ritorno a casa dal lavoro.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 fuori dalla nostra piccola chiesa la domanda\u00a0<em><strong>chi sono io per te<\/strong>,<\/em> resta spesso senza risposta nei fatti?<\/p>\n<p>Che cristiani vogliamo essere? Cristiani che si voltano dall&#8217;altra parte, o cristiani che si indignano insieme dinanzi alle ingiustizie?<\/p>\n<p>Ma se il Vangelo non lo portiamo noi, anche nei luoghi pagani del nostro tempo, allora quell&#8217;<strong>indifferenza<\/strong> <strong>diventa l\u2019altare per un dio che non \u00e8 il nostro<\/strong>: <em>il dio del &#8220;non mi riguarda&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>E mi torna in mente un tempo non lontano, quando su queste stesse coste arrivavano gli albanesi, e Brindisi \u2014 pur tra mille difficolt\u00e0 \u2014 si apriva, accoglieva, condivideva il poco che aveva. Eravamo cristiani anche in quello, forse senza saperlo troppo bene teologicamente, ma lo eravamo nei fatti: le porte aperte, il pane condiviso, un letto trovato per chi non ne aveva.<\/p>\n<p>Oggi abbiamo da quasi un anno sotto i nostri occhi uno spagnolo ed abbiamo avuto per parecchi mesi un bidello. Senza casa, senza una famiglia che si prenda cura. Ha fatto tanto caldo, qualcuno \u00e8 uscito dalla propria casa raffrescata dall\u2019aria condizionata per portare loro una bottiglia di acqua fresca? Un gelato? Un th\u00e8? Un Caff\u00e8? Un po&#8217; di compagnia? La condizione di solitudine pu\u00f2 condurre verso baratri.<\/p>\n<p>Dov\u2019\u00e8 finita quella carit\u00e0, quell&#8217;accoglienza del tempo dello sbarco degli albanesi? Le abbiamo forse chiuse a chiave -quelle porte- dimenticando che le chiavi di Pietro non servono a sprangare, ma ad aprire?<\/p>\n<p>E qui come comunit\u00e0 cristiana dobbiamo farci un esame di coscienza. Forse abbiamo pensato troppo alle forme \u2014 alla liturgia curata nei minimi dettagli, alle processioni, alle celebrazioni solenni, alle strutture da mantenere, ai fuochi di artificio, agli addobbi, alle luminarie \u2014 e troppo poco alle ossa aride che giacciono nella nostra citt\u00e0, sotto i portici, agli angoli delle strade, a due passi dalle nostre chiese. Il profeta Ezechiele vede una valle piena di ossa inaridite e Dio gli chiede: &#8220;Figlio dell&#8217;uomo, potranno queste ossa rivivere?&#8221;. Non lo sappiamo, se non proviamo a profetizzare su di loro, se non ci avviciniamo.<\/p>\n<p>Una Chiesa che perfeziona il rito, che forse ha curato troppo le preghiere come formule e troppo poco la preghiera come dialogo del cuore con Dio, rischia di dimenticare l\u2019uomo che ha sete ai bordi della strada. Se non sa chinarsi su di lui, pu\u00f2 finire per assomigliare pi\u00f9 a un tempio pagano \u2014 bello, ordinato, impeccabile nelle sue forme \u2014 che alla casa di un Dio che si \u00e8 fatto povero.<br \/>\n<strong>Le chiavi che Cristo affida a Pietro non aprono sacrestie<\/strong>: aprono ossa aride, aprono vite dimenticate.<\/p>\n<p>&#8220;Chi dite che io sia?&#8221; Ges\u00f9 lo chiede ancora oggi, non in un&#8217;aula di teologia, ma proprio nei nostri luoghi pagani: davanti a una saracinesca bruciata, davanti a chi bussa e non trova posto, davanti ad uno spagnolo, davanti ad un bidello, davanti ad auto che sfrecciano inconsciamente, davanti a un detenuto che ci ricorda, meglio di tanti bei discorsi, che Cristo lo si porta, non lo si conserva in una teca.<\/p>\n<p><strong>Vi lascio per questa settimana una domanda, la stessa di Ges\u00f9, ma calata nei nostri &#8220;luoghi pagani&#8221;<\/strong>: <em>nei posti dove tu vivi, lavori, scorri il telefono, taci o parli \u2014 se qualcuno ti guardasse in quel momento, chi direbbe che \u00e8 il tuo vero dio?<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Voi, chi dite che io sia?&#8221;. Ges\u00f9 fa questa domanda a Cesarea di Filippi. 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