{"id":3615,"date":"2026-09-06T12:42:03","date_gmt":"2026-09-06T10:42:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/?p=3615"},"modified":"2026-09-28T15:32:23","modified_gmt":"2026-09-28T13:32:23","slug":"quando-tuo-fratello-affonda-tu-dove-sei-riflessione-xxiii-domenica-t-o-6-settembre-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/quando-tuo-fratello-affonda-tu-dove-sei-riflessione-xxiii-domenica-t-o-6-settembre-2026\/","title":{"rendered":"Quando tuo fratello affonda, tu dove sei? &#8211; riflessione XXIII Domenica T.O. 6 settembre 2026"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>Ezechiele 33,7-9 \u2013 Romani 13,8-10 \u2013 Matteo 18,15-20<\/em><\/p>\n<p>Oggi il Vangelo ci mette davanti una parola scomoda, che non ci piace, che se potessimo cancelleremmo dal vocabolario delle nostre relazioni: <strong>correggere<\/strong>.<\/p>\n<p>A chi piace essere corretto? A nessuno. Se uno viene da noi e ci dice:<em> guarda che stai sbagliando<\/em>, subito ci viene da rispondere: <em>pensa alla vita tua che alla mia ci penso io<\/em>, cio\u00e8 non mi fare la predica. Spesso, invece, trovandoci dalla parte di chi pu\u00f2 correggere e sapendo che la verit\u00e0 d\u00e0 fastidio, preferiamo non immischiarci. \u00c8 la \u201clogica&#8221; del <em>non sono affari miei<\/em>, <em>\u00e8 la sua vita<\/em>, <em>faccia quello che vuole<\/em>, e con un bel <em>il Vangelo dice non giudicare<\/em> mettiamo tutto a posto e cos\u00ec non vediamo, non sentiamo, non parliamo&#8230; non abbiamo problemi.<\/p>\n<p>Ma Ges\u00f9 oggi ci dice un&#8217;altra cosa: <strong>se tuo fratello commetter\u00e0 una colpa contro di te, va&#8217; e ammoniscilo fra te e lui solo<\/strong>. Va&#8217; da lui, non andare dagli altri per raccontarlo in giro, non trasformare il suo errore in una chiacchiera, non dire: <em>\u00e8 fatto cos\u00ec e non cambier\u00e0 mai<\/em>. Ges\u00f9 dice: <strong>va&#8217; da lui<\/strong> con il cuore in mano, guardalo negli occhi, parlagli e digli la verit\u00e0, non per vincere una discussione ma per salvare una relazione ed <strong>avrai guadagnato tuo fratello<\/strong>.<\/p>\n<p>Tante volte, siamo pi\u00f9 interessati ad avere ragione che a non perdere l&#8217;altro; quante volte diciamo: <em>te l&#8217;avevo detto che finiva cos\u00ec!<\/em><\/p>\n<p>Guadagnare tuo fratello, significa guardalo oltre il suo errore. Ha sbagliato, non \u00e8 soltanto il suo sbaglio. Ha rubato? non \u00e8 soltanto un ladro. \u00c8 caduto nella droga? non \u00e8 soltanto un drogato. Si \u00e8 rovinato con il gioco? non \u00e8 soltanto un giocatore. Invece spesso si finisce con l\u2019etichettare: <em>quello non cambier\u00e0 mai<\/em>. Dio non ragiona cos\u00ec, Dio guarda la persona, Dio dice:<strong> puoi ancora cambiare e ricominciare<\/strong>, ed allora occorre qualcuno che abbia il coraggio di venire da te per dire di fermarti<strong>, <\/strong>non per umiliarti, ma perch\u00e9 ti vuole bene.<\/p>\n<p>Nella prima lettura di questa domenica Ezechiele rivela che il Signore gli ha rivolto questa parola: <em>O figlio dell\u2019uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d\u2019Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia<\/em>.<\/p>\n<p>Siamo messi dinanzi\u00a0 all&#8217;immagine molto forte della <strong>sentinella<\/strong>. La sentinella \u00e8 uno che vede, che si accorge, che non fa finta di niente, che vede arrivare il pericolo e avverte. La sentinella non pu\u00f2 dire <em>non sono fatti miei<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi la Parola di Dio ci raggiunge nella domanda: <strong>di chi sei sentinella tu<\/strong>? Di tuo figlio? Di tua figlia? Di tuo marito? Di tua moglie? Di un amico? Di un ragazzo? Di uno che sta cadendo in una dipendenza? Di uno che si sta rovinando con il gioco? Di uno che beve sempre di pi\u00f9? Di uno che si sta isolando? Di uno che sta diventando violento?<\/p>\n<p>Il Vangelo oggi ci dice: sono affari tuoi, perch\u00e9 se ti accordi che tuo fratello \u00e8 in difficolt\u00e0 e non puoi girarti dall\u2019altra parte. <em>Nu&#8217; te ne sc\u00ec<\/em>, non andartene, resta, fai qualcosa. Nel linguaggio del Vangelo \u00e8 ama tuo fratello, perch\u00e9 il contrario dell\u2019amore non \u00e8 soltanto l\u2019odio ma \u00e8 anche l\u2019indifferenza del non mi importa del <strong>me ne frego<\/strong>.<\/p>\n<p>E intanto l\u2019altro si perde, nella nostra tranquillit\u00e0 per non esserci immischiati, e cos\u00ec qualche volta <strong>non immischiarsi \u00e8 proprio il peccato<\/strong>. Invece, il contrario di <strong>me ne frego<\/strong>, \u00e8 <em>I care<\/em>, mi sta a cuore, ci tengo, ci\u00f2 che don Lorenzo Milani ha insegnato ai suoi ragazzi scuola di Barbiana.<\/p>\n<p>Abbiamo ancora speranza nella nostra Brindisi, nel quotidiano della vita concreta continuiamo a fare esperienza di Vangelo&#8230;\u00a0 continuiamo ad incontrare <em>\u00a0l\u2019I care.<\/em><\/p>\n<p><strong>Al Tribunale di Brindisi<\/strong>, nei prossimi giorni, \u00e8 stata annunciata un&#8217;iniziativa dell&#8217;Associazione Nazionale Magistrati. Mercoled\u00ec 9 settembre, dalle 8.30 alle 12, un&#8217;unit\u00e0 mobile dell\u2019ospedale Perrino sar\u00e0 nel piazzale interno del Tribunale per la<strong> raccolta del sangue<\/strong>. Uno va, si siede e dona il sangue per una persona di cui non conosce il nome, la faccia la storia. Sa soltanto una cosa: <strong>qualcuno potrebbe averne bisogno<\/strong>. Proviamo a riflettere un attimo su questo gesto. Io do qualcosa di me a uno che molto probabilmente non incontrer\u00f2 mai, questo \u00e8 dire: la tua vita mi riguarda e mi stai a cuore. E da chi viene questa iniziativa? Da chi per mestiere giudica le responsabilit\u00e0, ma quel giorno il tribunale sar\u00e0 il luogo dove si dir\u00e0 prima di giudicarci, possiamo aiutarci. Perch\u00e9 quel sangue che oggi viene donato da un giudice domani potrebbe arrivare a una persona che un giorno sar\u00e0 davanti a lui, dall\u2019altra parte dell\u2019aula, chiamata a rispondere delle proprie azioni. Ma quando quel sangue viene donato, questo non lo sappiamo e, soprattutto, non ci interessa saperlo. Sappiamo soltanto che \u00e8 una vita e che quella vita pu\u00f2 avere bisogno di noi. E allora forse c&#8217;\u00e8 una parola del Vangelo che pu\u00f2 illuminare anche questo gesto: prima di giudicare dobbiamo imparare ad avere cura,<strong> perch\u00e9 davanti al bisogno, prima ancora di essere giudici o giudicati, siamo semplicemente uomini che hanno bisogno gli uni degli altri. <\/strong>Questo \u00e8 Vangelo.<\/p>\n<p><strong>A Cala Materdomini,<\/strong> il 4 luglio 2026, una famiglia polacca nel mare agitato non riesce a tornare a riva restando aggrappati ad uno scoglio. Due ragazzi di origine tunisina vedono quello che sta accadendo e prestano il primo aiuto sino all\u2019arrivo dei vigili del fuoco. Fermiamoci un attimo. Sono tunisini, e la notizia avrebbe risuonato per giorni su tutta la stampa locale e nazionale se avessero fatto qualcosa di male, perch\u00e9 ogni occasione \u00e8 buona per sostenere che il &#8220;male&#8221; viene dagli sbarchi clandestini. Chiss\u00e0 quanti brindisini sono a conoscenza di questo episodio, di ragazzi che avrebbero potuto dire di quella famiglia: <em>non li conosciamo, sono affari loro<\/em>. Proprio quei ragazzi tunisini, hanno invece visto che qualcuno affondava, e quando qualcuno affonda non gli chiedi nulla, lo tiri in salvo e basta. La sentinella non \u00e8 chi dalla riva commenta, per poi dire: <em>l&#8217;avevo capito che stavano annegando<\/em>. La sentinella \u00e8 chi entra nel problema dell&#8217;altro, che si sporca le mani, che rischia, che dice <em>Uagn\u00f2, resisti, aspetta, non ti lascio<\/em>. Questo \u00e8 Vangelo.<\/p>\n<p><strong>Vi \u00e8 poi una piccola storia dal carcere<\/strong>. Quella di un ragazzo che \u00e8 finito dentro dopo una storia di ludopatia. Il gioco gli ha mangiato la vita. Prima le scommesse, poi i debiti, poi il recupero ed alla fine il furto. Un giorno, dentro il carcere, si mette a giocare a carte con altri detenuti e propone una scommessa non di soldi, ma un pacco di gomme da masticare, una cosa piccola, una cosa da niente. E uno degli altri detenuti interviene e gli dice: <em>non hai imparato la lezione, sei finito qui dentro per le scommesse ed ora ricominci<\/em>? Quell&#8217;uomo poteva stare zitto, ed invece parla con durezza e verit\u00e0. Questa \u00e8 correzione fraterna. La sentinella conosce il precipizio e quando vede uno che ci sta finendo, non applaude, non commenta, non si gira, ma grida <strong>fermati<\/strong>. Questo \u00e8 Vangelo.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la mentalit\u00e0 del <em>me ne frego<\/em>, anche in questa citt\u00e0, ci ha anestetizzati portandoci ad accorgerci sempre dopo, e cos\u00ec dopo le tragedie finiamo con il dire: <em>non sembrava, non ce ne eravamo accorti, se avessimo saputo<\/em>\u2026<\/p>\n<p>La sentinella serve <strong>prima<\/strong> della caduta, prima che il gioco si mangi lo stipendio, prima di dire ci voleva altro sangue, prima di dire sono annegati. <strong>Dopo<\/strong> \u00e8 facile, perch\u00e9 ci arrivano tutti e tutti dopo hanno qualcosa da dire. Il Vangelo chiede di esser<strong>CI<\/strong> con il coraggio di urlare quella parola che non piace: fermati.<\/p>\n<p>Attenzione. Si pu\u00f2 correggere l&#8217;altro per amore ma anche per sentirsi superiori, ed allora correggere diventa umiliare e non\u00a0 pi\u00f9 Vangelo. Il giudizio etichetta: <em>tu sei sbagliato<\/em>, <em>te la sei cercata<\/em>, <em>arrangiati<\/em>. La correzione fraterna dice: <em>quello che stai facendo \u00e8 sbagliato, ma io non voglio perderti, io sono qua<\/em>.<\/p>\n<p>Ma quando essere corretti tocca noi? Apriti cielo. <em>Chi sei per dirmelo? Pensa alla vita tua<\/em>. San Paolo oggi dice: <strong>non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell&#8217;amore vicendevole<\/strong>. Questo \u00e8 il nostro debito, il debito dell&#8217;amore. Nessuno di noi \u00e8 arrivato solo con le proprie forze al punto in cui si trova oggi. Se ci pensiamo vi \u00e8 stato sempre qualcuno che ci ha aiutati, che ha aspettato, che ha corretto, che ha perdonato, che ci ha detto, mentre affondavamo, <strong>non mollare<\/strong>. Siamo stati aiutati, <strong>restituiamo<\/strong> il dono ricevuto tirando fuori il coraggio di dire la verit\u00e0 con amore.<\/p>\n<p>Una parrocchia cristiana non \u00e8 un posto dove nessuno sbaglia, se fosse cos\u00ec dovremmo chiudere subito. Una comunit\u00e0 vera \u00e8 quella dove, quando uno <strong>cade<\/strong>, qualcun\u2019altro se ne accorge, quando uno <strong>perde<\/strong>, qualcuno lo cerca, quando uno prende una strada verso la <strong>distruzione<\/strong> qualcuno gli dice <strong>fermati<\/strong>. Questa \u00e8 la Chiesa che \u201cserve\u201d. Non quella del dito puntato ma quella <strong>della mano tesa<\/strong>, non quella che conta i peccati, ma quella che <strong>conta le persone<\/strong> non quella che dice: <em>tu sei sbagliato<\/em> ma quella che dice: <em>tu sei mio fratello<\/em>. Oggi il Signore ci chiede una cosa molto semplice: <strong>non facciamoci i fatti nostri <\/strong>che, non significa invadere la vita degli altri,\u00a0 controllare, diventare giudici, significa una cosa molto pi\u00f9 semplice: <strong>non far finta di non vedere<\/strong>. Questo \u00e8 il Vangelo.<\/p>\n<p>E allora torniamo a pensare a quella famiglia in mare, stava affondando e qualcuno si \u00e8 mosso. Pensiamo a chi il 9 settembre andr\u00e0 a donare il sangue, dar\u00e0 qualcosa di s\u00e9 a uno che forse non conoscer\u00e0 mai. Pensiamo a quel detenuto, a quel pacco di gomme, ad una partita a carte e a chi ha detto: <em>ma che stai facendo?<\/em> Tre storie diverse, ma che hanno in comune il vedere nell\u2019altro un essere umano in difficolt\u00e0, e da questo la presa di coscienza che la vita dell\u2019altro mi appartiene.<\/p>\n<p>La fraternit\u00e0 non <strong>si costruisce<\/strong> a parole, ma <strong>con le mani<\/strong>, con il sangue, con il coraggio di dire la parola giusta, restando accanto.<\/p>\n<p>La domanda che il Vangelo ci lascia oggi \u00e8 una sola, <strong>non<\/strong> <em>quante volte ho avuto ragione?<\/em> <em>quante persone ho corretto, quante volte ho detto agli altri come devono vivere.<\/em> La domanda \u00e8: <em>quando tuo fratello stava affondando, tu dov&#8217;eri?<\/em><\/p>\n<p>Magari un giorno, davanti al Signore, potremo rispondere: Signore, io non sono stato perfetto, ho sbagliato pure io, qualche volta ho avuto paura, qualche volta ho fatto finta di non vedere, qualche volta ho detto a me stesso fatti i fatti tuoi\u2026 ma poi ho capito, ho visto mio fratello affondare e non me ne sono andato, ho visto uno sbagliare e ho trovato il coraggio di parlargli, ho visto uno cadere e ho provato a rialzarlo, ho visto uno tornare verso la strada che lo aveva gi\u00e0 distrutto e gli ho detto basta.<\/p>\n<p>E quando sono caduto io, quando ero io quello che stava affondando, qualcuno \u00e8 venuto a cercarmi, qualcuno mi ha corretto, qualcuno mi ha aspettato, qualcuno mi ha detto: <strong>Uagn\u00f2, non finisce qua&#8230; <\/strong>allora ho capito, Signore, che la vita di mio fratello <strong>era affidata anche a me <\/strong>e che la mia vita era <strong>affidata anche a lui<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>parroco vito<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ezechiele 33,7-9 \u2013 Romani 13,8-10 \u2013 Matteo 18,15-20 Oggi il Vangelo ci mette davanti una parola scomoda, che non ci piace, che se potessimo cancelleremmo dal vocabolario delle nostre relazioni: correggere. A chi piace essere corretto? A nessuno. Se uno viene da noi e ci dice: guarda che stai sbagliando, subito ci viene da rispondere: [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3617,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-3615","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-vangelo-e-vita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3615","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3615"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3615\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3715,"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3615\/revisions\/3715"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3617"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3615"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3615"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3615"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}