{"id":3690,"date":"2026-09-28T11:44:02","date_gmt":"2026-09-28T09:44:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/?p=3690"},"modified":"2026-09-28T15:28:21","modified_gmt":"2026-09-28T13:28:21","slug":"vangelo-e-vita-una-finestra-sui-fatti-della-vita-un-uomo-aveva-due-figli-e-se-quei-due-figli-fossero-i-suoi-due-cuori-davanti-a-chi-arriva-da-lontano-il-bambino-straniero-che","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/vangelo-e-vita-una-finestra-sui-fatti-della-vita-un-uomo-aveva-due-figli-e-se-quei-due-figli-fossero-i-suoi-due-cuori-davanti-a-chi-arriva-da-lontano-il-bambino-straniero-che\/","title":{"rendered":"VANGELO E VITA: UNA FINESTRA SUI FATTI DELLA VITA. \u00abUn uomo aveva due figli\u00bb: e se quei due figli fossero i suoi due cuori? Davanti a chi arriva da lontano \u2014 il bambino straniero che siede tra i banchi della nostra scuola \u2014 ci abita un primo cuore, quello del \u00abs\u00ec\u00bb a parole e del \u00abno\u00bb nei fatti: sa dire le parole giuste sull&#8217;accoglienza e sull&#8217;integrazione, si mostra aperto come gli altri si aspettano, ma poi, quando si tratta di scelte concrete, alza tetti, fissa percentuali, mette confini. \u00c8 il cuore che la domenica dice \u00abS\u00ec, Signore\u00bb, ma dal luned\u00ec al sabato rischia di dimenticarlo.  C&#8217;\u00e8 poi un secondo cuore, quello del \u00abno\u00bb: il ribelle che prima resiste, diffida, si allontana da chi \u00e8 diverso, ma poi sa ripensarci, convertirsi e rimettersi in cammino verso l&#8217;altro.  C&#8217;\u00e8 per\u00f2 un terzo cuore, quello a cui il Vangelo ci invita: il cuore che non separa la parola dalla vita. Non ha bisogno di un decreto, di una soglia o di una percentuale per decidere chi accogliere, perch\u00e9 tiene insieme ci\u00f2 che dice e ci\u00f2 che fa, la fede che professa e la vita che vive, il \u00abs\u00ec\u00bb delle labbra e il \u00abs\u00ec\u00bb delle scelte. \u00c8 il cuore che, davanti a un bambino in difficolt\u00e0 con la lingua o con lo studio, non chiede da dove viene n\u00e9 quanti come lui ci sono in classe: gli tende semplicemente la mano."},"content":{"rendered":"<p><em>Ez 18,25-28 &#8211; Fil 2,1-11 &#8211; Mt 21,28-32<\/em><\/p>\n<p><strong>Ezechiele<\/strong> ci porta nel dramma di Israele, che accusa Dio: \u00abNon \u00e8 retta la via del Signore\u00bb. Ma Dio rovescia i nostri registri: il malvagio che cambia strada vivr\u00e0, il giusto che abbandona la giustizia morir\u00e0. Nessuno \u00e8 inchiodato al proprio passato: conta la direzione in cui scegli di camminare.<\/p>\n<p><strong>Matteo<\/strong> traduce tutto questo in una parabola: un figlio dice no, ma poi va nella vigna; l\u2019altro dice s\u00ec, ma resta fermo. Per questo pubblicani e prostitute possono passare avanti: davanti a Dio, un \u201cno\u201d che si converte vale pi\u00f9 di mille \u201cs\u00ec\u201d rimasti sulle labbra.<\/p>\n<p><strong>Paolo<\/strong> ci mostra la direzione di quel gesto: Cristo \u00absvuot\u00f2 se stesso\u00bb e prese la condizione di servo. Dio non si aggrappa al posto pi\u00f9 alto: scende verso l\u2019ultimo. Charles de Foucauld diceva di cercare il penultimo posto, perch\u00e9 l\u2019ultimo lo aveva gi\u00e0 preso Ges\u00f9.<\/p>\n<p>\u00c8 dentro questa logica che risuonano le parole scelte dal <strong>Papa per la 112\u00aa Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: \u00abAnche uno solo di questi bambini\u00bb.<\/strong> Perch\u00e9 il Vangelo \u00e8 fatto di \u00absi\u00bb a parole e nei fatti, e scrive il Papa nel suo messaggio: <em>non \u00e8 una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00abAnche uno solo\u00bb<\/strong>, teniamo stretta questa parola e confrontiamola con un\u2019altra\u00a0 che si \u00e8 alzata in questi giorni: <strong>\u00abpercentuale\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Si \u00e8 <strong>deciso<\/strong> che dal prossimo anno scolastico ci saranno dei limiti percentuali per alcune categorie di alunni stranieri. Non vogliamo entrare nelle diatribe di partito, non ci interessano; <strong>vogliamo solo guardare con occhio e cuore cristiano, con il Vangelo aperto davanti e le parole del nostro Papa: \u00abanche uno solo\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00abAnche uno solo\u00bb<\/strong>, <strong>\u00abpercentuale\u00bb<\/strong> sono due <em>grammatiche<\/em> diverse dell&#8217;essere umano. La prima \u201cconta\u201d i volti a uno a uno, e ciascuno \u00e8 un mondo. L&#8217;altra, per comporre le classi, ripartisce le presenze in percentuali. E qui nasce la domanda: quando un bambino, <strong>semplicemente esistendo<\/strong>, fa superare una soglia, siamo ancora capaci di vedere <strong>prima di tutto lui<\/strong> \u2014 il suo volto, la sua storia \u2014 o rischiamo di vedere anzitutto un <strong>numero<\/strong>?<\/p>\n<p><strong>La scuola<\/strong> incontra ogni giorno differenze enormi: bambini bravissimi in matematica e bambini che hanno bisogno di pi\u00f9 tempo, chi legge con facilit\u00e0 e chi va accompagnato. Eppure a nessuno viene in mente di fissare una percentuale massima di bambini in difficolt\u00e0 sulle altre materie, oltre la quale distribuirli in altre scuole perch\u00e9 la classe possa <em>correre<\/em> di pi\u00f9. Lasciamoci interrogare dalle parole del papa <strong>\u00abAnche uno solo\u00bb<\/strong>: prima di <em>spostare<\/em> <em>un bambino<\/em>, abbiamo fatto tutto il possibile perch\u00e9 resti, impari e cammini insieme agli altri? <strong>Quel bambino \u00e8 un numero in una percentuale o una persona?<\/strong><\/p>\n<p>La <strong>posta in gioco<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 profonda di una circolare scolastica, o di un decreto legge in urgenza. <strong>Paolo<\/strong> ci consegna il criterio: \u00abciascuno di voi, con tutta umilt\u00e0, consideri gli altri superiori a se stesso\u00bb, e lo radica in Cristo, che \u00abnon ritenne un privilegio l&#8217;essere come Dio, ma svuot\u00f2 se stesso, assumendo una condizione di servo\u00bb. Il movimento del cristiano \u00e8 verso il basso, verso l&#8217;ultimo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 invece chi delle <strong>contabilit\u00e0<\/strong> ne ha fatto bandiera: gridando dalle piazze \u00abprima i nostri\u00bb, anteponendo la <em>difesa dei confini<\/em> alla <em>tutela delle persone<\/em>, trasformando in uno <em>stesso colore le camicie<\/em> per farne manifesto, marciando al <em>passo romano<\/em> per simboleggiare potenza e sottomissione dell\u2019individuo. \u00c8 l&#8217;antica tentazione di spartire l&#8217;umanit\u00e0 in forti e deboli, in superiori e inferiori \u2014 il mito dell&#8217;uomo forte che non ha bisogno di nessuno e schiaccia il debole come un peso da eliminare.<\/p>\n<p>Sono <strong>suggestioni<\/strong> di un triste recente passato, di <em>\u201ccerte\u201d filosofie<\/em> che esaltavano la <em>forza<\/em> come unico valore (vitalismo), a cui oggi forse si tenta soltanto di dare un nome nuovo.<\/p>\n<p>\u00c8 il <em>&#8220;pensiero&#8221;<\/em> che, assorbito nei contesti dell&#8217;inizio del secolo scorso, ha illuso nel far guardare ad un &#8220;<em>uomo nuovo&#8221;<\/em>, che ha portato ad interpretare la vita sino a svuotarla di senso lasciando intorno il nulla, ed in quel nulla, prima o poi, si arriva a fare a meno di Dio (<em>nichilismo<\/em>), perch\u00e9 solo cos\u00ec si pu\u00f2 giungere a giustificarsi e far \u201cvolare\u201d resti umani da camini.<\/p>\n<p>Ma <strong>per il cristiano l\u2019uomo nuovo ha un altro volto: \u00e8 Cristo, svuotato e servo<\/strong>. \u00c8 il rovescio di ogni pensiero che pretende di innalzare alcuni sopra gli altri: <strong>Cristo si svuota per scendere accanto all\u2019ultimo<\/strong>; quel pensiero, invece, si gonfia per decidere chi sta sopra e chi pu\u00f2 essere lasciato sotto.<\/p>\n<p>E qui la storia ci obbliga ad andare fino in fondo: quando rinneghi Dio nell\u2019altro, l\u2019altro smette di essere un volto e diventa un numero, una percentuale, un peso da distribuire. E quando l\u2019uomo diventa un numero, il passo successivo \u00e8 considerarlo uno scarto. \u00c8 da qui che possono cominciare le derive pi\u00f9 buie dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>E allora non possiamo cantare la domenica \u00absvuot\u00f2 se stesso\u00bb e poi, dal luned\u00ec al sabato, dimenticare che <strong>dietro ogni limite, ogni criterio, ogni percentuale continua ad esserci un volto<\/strong>. Altrimenti rischiamo di diventare il figlio della parabola: <strong>\u00abS\u00ec, Signore\u00bb sulle labbra, la vigna vuota e il cuore fermo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Per questo difendere quel bambino, riconoscerlo \u00abanche se \u00e8 uno solo\u00bb,<\/strong> come ci ricorda il papa,<strong> non \u00e8 buonismo: \u00e8 confessare che in quel volto c\u2019\u00e8 Dio.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Con una punta di ironia<\/strong> che ci permette di entrare meglio nella questione, immaginiamo una soglia percentuale anche per gli agricoltori che assumono braccianti stranieri o per le nostre famiglie che affidano un anziano a un&#8217;assistente straniera. <strong>Non lo facciamo?<\/strong> E allora domandiamoci perch\u00e9. Ci va benissimo lo straniero che raccoglie il pomodoro sotto il sole e nella fatica; quando invece suo figlio entra in una classe, iniziamo a discutere anche di percentuali e distribuzione, e ci ricordiamo solo allora che deve imparare a parlare italiano. Anzi lo si costringe.<\/p>\n<p><strong>La dottrina sociale della Chiesa<\/strong>, non lascia margini di comodo: la persona viene prima del profitto, il lavoratore prima del lavoro, il bambino prima del bilancio. <strong>La dignit\u00e0 della persona non conosce soglie n\u00e9 percentuali<\/strong>, allora la domanda evangelica diventa inevitabile: riusciamo ancora a ricordarci che <strong>ogni uomo \u00e8 immagine di Dio<\/strong>? <strong>\u00abAnche uno solo\u00bb<\/strong>, il papa ci ricorda che Il Vangelo non ci chiede di fare calcoli. Ci chiede di riconoscere, in quell&#8217;unico volto, il Signore che si \u00e8 fatto ultimo per ciascuno di noi.<\/p>\n<p><strong>Il Vangelo non \u00e8 nuvola di teorie<\/strong>, ci raggiunge nella storia del nostro oggi. Guardiamo alcuni fatti recenti, non dei numeri, ma dei volti. All&#8217;inizio di settembre un barcone \u00e8 rimasto alla deriva per ventisette giorni al largo delle Canarie. Circa <strong>ottanta persone sono morte<\/strong>, e tra loro <strong>tre donne e una neonata<\/strong>, una bambina che non ha fatto in tempo ad imparare una sola parola. <strong>\u00abAnche uno solo di questi bambini<\/strong>\u00bb, ci dice il Papa. Rispondiamo sinceramente, l\u2019affermazione del papa riguarda anche quella bambina?<\/p>\n<p><strong>Torniamo alla domanda di Ges\u00f9<\/strong>: chi dei due figli ha fatto la volont\u00e0 del Padre? <strong>Il nostro \u00abs\u00ec\u00bb cristiano<\/strong> non si misura sull&#8217;appartenenza \u2014 italiano o straniero, regolare o irregolare, conteggiato o meno ai fini di un limite \u2014 si misura sulla capacit\u00e0 di riconoscere e accogliere un volto. E forse proprio qui possiamo aggiungere una terza parola: <strong>uguaglianza<\/strong>.<\/p>\n<p>Uguaglianza non significa negare le differenze. Se un bambino non conosce l&#8217;italiano, quella difficolt\u00e0 esiste e va affrontata. Se la sua presenza richiede pi\u00f9 insegnanti, pi\u00f9 risorse, pi\u00f9 ore, pi\u00f9 preparazione, bisogna avere il coraggio di dirlo. Ma l&#8217;uguaglianza domanda anche che il criterio sia il pi\u00f9 possibile uguale per tutti: <strong>valutare ci\u00f2 che una persona sa, non presumere ci\u00f2 che sa a partire dalla sua provenienza.<\/strong><\/p>\n<p>Se hai difficolt\u00e0 in matematica, ti do una mano in matematica. Se fatichi con la lettura, ti aiuto a leggere. Se l&#8217;italiano ti mette in crisi, ti sostengo con la lingua, magari organizzando corsi di preparazione nel periodo che precede l&#8217;iscrizione.<\/p>\n<p><strong>A Brindisi<\/strong>, come in tante realt\u00e0 cristiane d\u2019Italia, vi \u00e8 l&#8217;impegno silenzioso di tanti volontari impegnati da anni nell&#8217;insegnare l&#8217;italiano agli stranieri. Perch\u00e9, per un cristiano, <strong>l\u2019uguaglianza non comincia da una legge: viene prima<\/strong>. Nasce dal riconoscere nell\u2019altro un figlio del mio stesso Dio, con la mia stessa dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questa consapevolezza che fa dire <strong>\u00abs\u00ec\u00bb<\/strong> al Vangelo e, soprattutto, <strong>trasforma quel s\u00ec in un fare<\/strong>, rendendo capace di leggere i segni dei tempi, di accorgersi di un bisogno e rispondere.<\/p>\n<p>Forse una societ\u00e0 (una scuola) veramente inclusiva dovrebbe riuscire a dire a ogni bambino: <strong>non mi interessa da dove vieni; voglio sapere dove sei arrivato e che cosa posso fare perch\u00e9 tu possa andare avanti insieme agli altri.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Dio non fa calcoli.<\/strong> <strong>\u00abAnche uno solo\u00bb <\/strong>\u00e8 quel bambino nel banco accanto ai nostri figli, quella neonata morta in mare al largo delle Canarie. Accogliere l\u2019altro significa anzitutto riconoscerlo. Non significa negare i problemi che pu\u00f2 portare con s\u00e9, significa non decidere chi sia <strong>prima di averlo incontrato<\/strong>.<\/p>\n<p>Apriamo il Vangelo di Matteo al capitolo 18 versetto 5, troviamo <strong>\u00abChi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me\u00bb<\/strong>, e proviamo a rispondere: <em>questa affermazione di Ges\u00f9 quale luce getta sulle scelte a cui stiamo assistendo in questo tempo?<\/em><\/p>\n<p><strong>Non abbiamo risposte facili<\/strong>. Ma abbiamo il dovere di fare domande difficili, lasciandoci interrogare dal Vangelo. Abbiamo\u00a0 il dovere di non trasformare una questione educativa in uno scontro tra buoni e cattivi, tra chi vuole integrare e chi vuole difendere la qualit\u00e0 della scuola.<\/p>\n<p>Se Ges\u00f9 dice <strong>\u00abchi accoglie anche uno solo di questi bambini in mio nome accoglie me\u00bb<\/strong>, allora il Vangelo ci pone una domanda ancora pi\u00f9 radicale, che va oltre il contenuto giuridico di qualsiasi decreto: <strong>quando organizziamo le nostre comunit\u00e0 e le nostre scuole, quale posto diamo al volto di quel bambino?<\/strong><\/p>\n<p>Forse la vera alternativa non \u00e8 tra accogliere senza regole e stabilire delle regole. La vera sfida \u00e8 costruire <strong>regole capaci di guardare la persona<\/strong>. Regole che non neghino i problemi. Regole che difendano il diritto di chi \u00e8 gi\u00e0 preparato a continuare a crescere. Ma anche regole che, prima di classificare un bambino attraverso la sua provenienza o il suo percorso precedente, cerchino di sapere <strong>chi \u00e8, che cosa sa e che cosa gli manca per poter camminare insieme agli altri.<\/strong><\/p>\n<p>Portando le domande della vita nel vangelo, facciamo in modo che il nostro \u00abs\u00ec\u00bb non resti una parola pronunciata la domenica a Messa, ma diventi un \u00abs\u00ec\u00bb capace di camminare con noi ogni giorno, fuori dalle nostre chiese; non il \u00abs\u00ec\u00bb di un cuore che conta numeri e percentuali, ma quello di un cuore che, prima di contare, sa riconoscere, incontrare e accogliere un volto.<\/p>\n<p><strong>Anche uno solo<\/strong>: <em>perch\u00e9 prima della percentuale viene il volto, e prima della provenienza viene la persona.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>__________________________<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0Una nota a margine<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>____________________________<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Il 30%<\/strong> \u00e8 un numero chiaro, immediato, di quelli che si ricordano facilmente e che, forse proprio per questo, capace di <strong>raccogliere consensi<\/strong>.<\/p>\n<p>Poi, per\u00f2, <strong>il numero incontra la realt\u00e0, <\/strong>e\u00a0la realt\u00e0 pone una domanda molto concreta: <strong>dove li spostiamo questi bambini?<\/strong> La norma prevede di redistribuirli nelle scuole vicine, e questo perch\u00e9 vige in Italia la norma di principio per il rispetto<em>\u00a0della prossimit\u00e0 al domicilio<\/em>. Ma proprio nei quartieri e nei territori dove la presenza di famiglie straniere \u00e8 maggiore, anche le scuole vicine possono trovarsi nella stessa situazione; <strong>e nelle aree interne l\u2019alternativa pu\u00f2 essere semplicemente troppo lontana<\/strong>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, proprio dove il problema \u00e8 pi\u00f9 forte, <strong>il 30% rischia di diventare impraticabile<\/strong>, ed infatti \u00e8 prevista la deroga. A quel punto <strong>si torna alla soluzione forse meno immediata da raccontare<\/strong> (nel linguaggio dei social si direbbe che non ti fa ricevere <em>like<\/em>), ma certamente pi\u00f9 concreta: <strong>investire nell\u2019insegnamento dell\u2019italiano e nell\u2019integrazione.<\/strong><\/p>\n<p>E allora una domanda possiamo permettercela: quel 30% risolve davvero un problema o rende semplicemente pi\u00f9 facile raccontare di averlo affrontato?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 <strong>un numero che raccoglie consensi si trova in fretta. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Una comunit\u00e0 che integra, si costruisce molto pi\u00f9 lentamente e con maggiori difficolt\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p><em>parroco vito<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ez 18,25-28 &#8211; Fil 2,1-11 &#8211; Mt 21,28-32 Ezechiele ci porta nel dramma di Israele, che accusa Dio: \u00abNon \u00e8 retta la via del Signore\u00bb. 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