{"id":3723,"date":"2026-10-05T17:54:15","date_gmt":"2026-10-05T15:54:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/?p=3723"},"modified":"2026-10-05T17:54:15","modified_gmt":"2026-10-05T15:54:15","slug":"vangelo-e-vita-una-finestra-sui-fatti-della-vita-domenica-4-ottobre-che-vigna-consegneremo-se-il-prezzo-e-la-vita-degli-altri-la-parola-di-questa-domenica-ci-consegna-unimmagine-che-attr","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/vangelo-e-vita-una-finestra-sui-fatti-della-vita-domenica-4-ottobre-che-vigna-consegneremo-se-il-prezzo-e-la-vita-degli-altri-la-parola-di-questa-domenica-ci-consegna-unimmagine-che-attr\/","title":{"rendered":"VANGELO E VITA: UNA FINESTRA SUI FATTI DELLA VITA. domenica 4 ottobre. Che vigna consegneremo, se il prezzo \u00e8 la vita degli altri? La Parola di questa domenica ci consegna un\u2019immagine che attraversa la prima lettura e il Vangelo: la vigna."},"content":{"rendered":"<p><em>Isaia 5,1-7 ; Mt 21,33-43 ; Fil 4,6-9<\/em><\/p>\n<p>Una vigna amata, curata e, soprattutto, affidata; proprio per questo la Parola pone oggi alla nostra coscienza una domanda molto concreta: <strong>come consegneremo la vigna che abbiamo ricevuto?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Isaia<\/strong> ci parla della vigna amata, dissodata, custodita da Dio che se ne prende cura e attende frutti. <strong>Attende giustizia, ma trova sangue<\/strong>; attende rettitudine, ma ascolta il grido degli oppressi.<\/p>\n<p><strong>Matteo<\/strong> ci racconta di Ges\u00f9 che aggiunge qualcosa di decisivo: la vigna viene <strong>affidata<\/strong> a dei contadini. Il loro peccato non \u00e8 soltanto quello di non produrre frutto, \u00e8 dimenticare di essere affidatari e comportarsi da padroni.<\/p>\n<p><strong>Paolo<\/strong>\u00a0ci indica quali pensieri devono abitare il cuore di chi vuole custodire la vigna di Dio: ci\u00f2 che \u00e8 vero, nobile, giusto, puro, amabile, degno di lode.<\/p>\n<p><strong>Una frase terribile<\/strong>, troviamo nella prima lettura, Dio guarda la sua vigna e dice: \u00ab<strong>che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019aveva dissodata, tolto le pietre, piantato viti pregiate, costruito una torre, scavato un tino, aveva fatto tutto perch\u00e9 quella vigna potesse vivere e portare frutto, ed Isaia aggiunge \u00abattendeva giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 una <strong>Parola<\/strong> che oggi ci raggiunge con tutta la sua <strong>crudezza<\/strong>, senza sconti. Una Parola che non possiamo limitarci ad ascoltare da lontano, ma che ci chiede il coraggio di lasciarci attraversare, interrogare, persino ferire. Perch\u00e9 Israele non \u00e8 soltanto la vigna di duemilasettecento anni fa, quella vigna siamo anche noi, oggi. \u00c8 la nostra vita, sono le nostre comunit\u00e0, \u00e8 la Chiesa ogni volta che Dio viene a cercare i frutti della giustizia, della fedelt\u00e0 e dell\u2019amore.<\/p>\n<p><strong>La vigna \u00e8 ci\u00f2 che ci \u00e8 stato affidato<\/strong>. La nostra famiglia, il lavoro, il quartiere in cui viviamo, Brindisi, l\u2019Italia, tutta la terra, la nostra fraternit\u00e0 parrocchiale, il pezzo di storia che abbiamo ricevuto da chi \u00e8 vissuto prima di noi. <strong>\u00c8 vigna ogni uomo e ogni donna che Dio affida, in qualche modo, alla responsabilit\u00e0 delle nostre scelte.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il fallimento<\/strong> dei contadini della parabola \u00e8 che a un certo punto dimenticano una cosa elementare: <strong>la vigna non \u00e8 loro<\/strong>, \u00e8 stata affidata loro, dovevano coltivarla e invece vogliono possederla. \u00c8 da qui che comincia ogni violenza, ogni volta che l\u2019uomo smette di sentirsi custode e comincia a sentirsi padrone. Padrone della terra, delle risorse, del lavoro degli altri, della citt\u00e0, della verit\u00e0, e talvolta padrone della vita degli altri.<\/p>\n<p>Forse la domanda evangelica che oggi ci raggiunge \u00e8 proprio: <strong>io sono custode o padrone?<\/strong> Questa domanda non possiamo lasciarla chiusa dentro le nostre chiese, il Vangelo non ci permette di pregare la domenica e poi di diventare ciechi e sordi davanti a quello che accade dal luned\u00ec al sabato.<\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\">\u00c8 diventato <em>quasi normale<\/em> assistere a scenari di guerra nei quali, insieme all\u2019<em>obiettivo<\/em> dichiarato, muoiono civili, donne, uomini, intere famiglie. E allora la domanda, prima ancora che politica, \u00e8 radicalmente cristiana: <strong>fino a quando possiamo considerare la morte dei civili un \u201ceffetto collaterale\u201d<\/strong> (<em>naza<\/em>)? Come abbiamo potuto imparare a pronunciare questa parola con terribile naturalezza? Fino a quando possiamo accettare normale che con l&#8217;uccisione di un terrorista, muoiano insieme uno, dieci, venti, cinquanta innocenti?<\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\">Fino a quale punto una persona cessa di essere una <em>vita affidata<\/em> alla nostra custodia e diventa semplicemente un numero dentro un calcolo, magari <em>affidato<\/em> a un\u2019intelligenza artificiale?<\/p>\n<p>Possiamo discutere di guerra, terrorismo, sicurezza, diritto alla difesa, possiamo avere opinioni diverse sulle responsabilit\u00e0 politiche e militari, ma c\u2019\u00e8 una domanda che un cristiano non pu\u00f2 consegnare a nessuno: <strong>quanto vale una vita innocente?<\/strong> Quanto vale un bambino? Una madre? Un vecchio? Un israeliano o russo assassinato da logiche di guerra? Un palestinese o ucraino sepolto sotto le macerie? Il Vangelo non ci permette di attribuire valori differenti a nessuna di queste vite.<\/p>\n<p>Quando cominciamo a pensare che la morte dell\u2019innocente sia tollerabile perch\u00e9 necessaria a raggiungere un obiettivo, dobbiamo almeno avere il coraggio di lasciare che la Parola di oggi torni ad inquietarci: \u00abAttendevo giustizia, ed ecco spargimento di sangue; attendevo rettitudine, ed ecco grida di oppressi\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un secondo problema, molto delicato, sul quale proprio noi cristiani di questo tempo dobbiamo imparare a parlare con estrema chiarezza. L\u2019antisemitismo \u00e8 un male, \u00e8 un peccato contro l\u2019uomo, una ferita terribile della storia europea e anche della storia cristiana. Ogni insulto, discriminazione o violenza contro un uomo deve trovarci senza esitazioni dall&#8217;altra parte. Ma proprio per questo dobbiamo distinguere con rigore <strong>il popolo ebraico, dalle decisioni del governo dello Stato d\u2019Israele<\/strong>.<\/p>\n<p>In Italia si sta discutendo una legge per il contrasto all\u2019antisemitismo. Il testo dichiara espressamente ferme la libert\u00e0 di critica politica e la libert\u00e0 di espressione; resta tuttavia il timore che alcuni indicatori IHRA possano rendere pi\u00f9 difficile, nella pratica, distinguere le manifestazioni di antisemitismo dalla legittima contestazione delle politiche dello Stato d\u2019Israele.<\/p>\n<p>Non sta a questa riflessione dire come debba votare il Parlamento, ma porre domande alla coscienza forse s\u00ec: <strong>possiamo combattere con tutta la forza necessaria l\u2019odio contro gli ebrei e, nello stesso tempo, conservare la libert\u00e0 morale di denunciare l\u2019ingiustizia commessa da qualunque governo?<\/strong><\/p>\n<p>Forse questa domanda appartiene gi\u00e0 profondamente alla Scrittura. <strong>La Scrittura stessa nasce dentro la storia e la fede del popolo ebraico<\/strong>: ebrei erano Isaia, Geremia, Amos; ebreo era Ges\u00f9, ebrei i suoi discepoli. Eppure nessuno di loro ha pensato che amare il proprio popolo significasse tacere davanti all\u2019ingiustizia dei suoi governanti, dei suoi sacerdoti, dei suoi potenti, anzi\u00a0 <strong>i profeti parlavano proprio perch\u00e9 amavano<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel Vangelo di oggi Ges\u00f9 non sta parlando ai romani o contro un popolo straniero: Matteo ci dice che si rivolge <strong>ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo<\/strong>. La parola pi\u00f9 severa pu\u00f2 nascere proprio dall\u2019interno, dalla responsabilit\u00e0 verso ci\u00f2 che si ama. La profezia non \u00e8 ostilit\u00e0, cos\u00ec come dissentire dalle scelte di un governo non significa nutrire avversione verso un popolo. Ma il dissenso nei confronti delle scelte del governo d\u2019Israele non deve mai trasformarsi nel pretesto per far rinascere l\u2019antico veleno dell\u2019antisemitismo.<\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\">Un cristiano deve custodire la libert\u00e0 e il coraggio di tenere insieme entrambe le cose:<strong> non tacere davanti all\u2019antisemitismo e non tacere davanti all\u2019ingiustizia.<\/strong> Perch\u00e9 condannare l\u2019una non pu\u00f2 significare chiudere gli occhi sull\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>Ma c\u2019\u00e8 un rischio<\/strong>. La facilit\u00e0 di riconoscere i cattivi vignaioli quando la vigna \u00e8 lontana, pi\u00f9 difficile riconoscerci vignaioli quando la vigna \u00e8 la nostra citt\u00e0, <strong>indignarci per la vigna devastata degli altri e non accorgerci di quella che si consuma tra le nostre mani.<\/strong><\/p>\n<p>Gaza \u00e8 lontana abbastanza da permetterci di giudicare, <strong>Brindisi, invece, ci riguarda<\/strong>, ci interpella personalmente per quale parte di responsabilit\u00e0 abbiamo noi nella vigna che consegneremo.<\/p>\n<p>Nasce una domanda scomoda: <strong>che cosa abbiamo considerato sacrificabile, in questi anni, pur di continuare a chiamarlo sviluppo?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019aria che respirano i nostri figli \u00e8 sacra, ma \u00e8 sacro anche il lavoro, ed \u00e8 sacro il futuro economico di una citt\u00e0. Per questo non possiamo accontentarci delle parole: <strong>\u201crilancio\u201d<\/strong>, <strong>\u201csviluppo\u201d<\/strong>, <strong>\u201ctransizione\u201d<\/strong>, sono parole importanti, ma possono restare solo slogan se non abbiamo il coraggio di domandarci che cosa significano concretamente per la vita delle persone e per il territorio.<\/p>\n<p>La domanda cristiana avanza esigente nella nostra vita: <strong>insieme, stiamo davvero custodendo il lavoro, la salute, l\u2019ambiente e il futuro? Oppure, ancora una volta, stiamo sacrificando una parte della vigna per salvarne un\u2019altra? Che vigna consegneremo domani?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Custodire<\/strong> \u00e8 anche avere <strong>attenzione alle piccole cose<\/strong>. Sotto il Teatro Verdi vi sono i resti della romana <em>Brundisium<\/em>, San Pietro degli Schiavoni: strade, case, terme, pietre sulle quali sono passati uomini duemila anni prima di noi. Il teatro stesso \u00e8 stato costruito sospeso proprio per salvaguardare e rendere visibile quell&#8217;eredit\u00e0.<\/p>\n<p>Allora anche una cartaccia gettata per terra, un rifiuto abbandonato, un muro imbrattato, un bene comune lasciato degradare sembrano piccole cose, ma raccontano qualcosa. Raccontano la storia in cui siamo chiamati a vivere, dicono se pensiamo che la citt\u00e0 sia <strong>nostra<\/strong> oppure che ci sia <strong>affidata<\/strong>.<\/p>\n<p>Una citt\u00e0 non pu\u00f2 essere pulita soltanto perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una telecamera, una citt\u00e0 diventa pulita quando qualcuno pensa: <strong>questa strada \u00e8 anche casa mia<\/strong>, questo albero \u00e8 anche mio, questa piazza \u00e8 anche mia, queste pietre antiche appartengono anche alla mia storia.<\/p>\n<p>Oggi tutto questo acquista un significato maggiormente permeante perch\u00e9 ricade nel giorno di Francesco d\u2019Assisi. Forse nessuno come Francesco ha capito che il mondo non \u00e8 una propriet\u00e0, per lui il <em>sole<\/em> \u00e8 fratello, la <em>luna<\/em> \u00e8 sorella, l\u2019<em>acqua<\/em> \u00e8 sorella, la <em>terra<\/em> \u00e8 madre, e quando chiami qualcuno fratello, non puoi pi\u00f9 trattarlo come una cosa. <strong>Questa \u00e8 la rivoluzione francescana.<\/strong><\/p>\n<p>Francesco non ama la natura perch\u00e9 \u00e8 romantico, la ama perch\u00e9 <strong>tutto viene dallo stesso Padre<\/strong>:\u00a0 il povero, il lebbroso, lo straniero, il nemico, sono <em>fratelli tutti<\/em>.<\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\">Francesco ci consegna un insegnamento di cui oggi abbiamo disperatamente bisogno: <strong>si pu\u00f2 abitare il mondo senza volerlo possedere<\/strong>, possiamo servirci delle cose senza consumarle, esercitare l\u2019autorit\u00e0 senza farne dominio, lavorare senza devastare, difenderci senza smarrire la nostra umanit\u00e0, dissentire senza trasformare il dissenso in odio, custodire ci\u00f2 che ci \u00e8 affidato senza pretendere che ci appartenga.<\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\">Francesco non ci dice di occuparci <strong>soltanto delle cose religiose<\/strong>. Ci chiede qualcosa di molto pi\u00f9 esigente: <strong>imparare a guardare ogni cosa con un cuore evangelico<\/strong>. La politica e la guerra, il lavoro e l\u2019economia, la cura dell\u2019ambiente e della citt\u00e0, la famiglia e le relazioni, le parole che scegliamo e lo sguardo con cui incontriamo chi \u00e8 diverso da noi: nulla \u00e8 estraneo al Vangelo. <strong>Tutto pu\u00f2 diventare <em>luogo<\/em> nel quale la coscienza cristiana \u00e8 chiamata a discernere, a scegliere, a prendere posizione.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 proprio qui che san Francesco diventa scomodo, e non devoto. Se camminasse per le nostre strade entrerebbe nella casa di un giovane che prepara la valigia perch\u00e9 qui non vede futuro. Si siederebbe accanto a un operaio che non sa quale sar\u00e0 il suo lavoro tra qualche anno. Ascolterebbe un anziano solo. Guarderebbe il nostro mare, il porto, le ciminiere e non ci direbbe di scegliere, ci direbbe di custodire entrambi \u2014 il lavoro e il creato, lo sviluppo e la dignit\u00e0, la verit\u00e0 e la carit\u00e0. Perch\u00e9 la povert\u00e0 pi\u00f9 profonda che Francesco insegna <strong>non \u00e8 non <\/strong><em>avere<\/em>: <strong>\u00e8 non<\/strong> <em>possedere<\/em>.<\/p>\n<p>La parabola della vigna racconta il fallimento degli uomini, non quello di Dio, <strong>la pietra scartata diventa pietra angolare<\/strong>.<\/p>\n<p>Vuol dire che <strong>Dio ricomincia dalle macerie<\/strong>: quelle di un condominio a Gaza City all&#8217;alba, quelle di un&#8217;Italia in cui la politica torna a misurarsi sulla vita reale delle persone,\u00a0 di una citt\u00e0 come la nostra se questa trasformazione diventer\u00e0 lavoro dignitoso e futuro per i giovani. Dio ricomincia dalle macerie della mia vita ogni volta che decido di vedere un fratello nella prossima persona che incontrer\u00f2, e non invece giustificare la sua morte nelle terribili parole: necessario \u00abeffetto collaterale\u00bb.<\/p>\n<p>Un filo possibile per cercare una risposta ce lo offre <strong>Emmanuel Levinas<\/strong>, <em>filosofo<\/em> francese di <em>tradizione ebraica<\/em>, profondamente segnato dalla <em>shoah<\/em>. Per Levinas, ci\u00f2 che ci rende propriamente umani \u00e8 la capacit\u00e0 di riconoscere nell\u2019altro, nel suo <em>volto<\/em>, qualcuno che non posso ridurre a me, ai miei interessi, ai miei obiettivi e neppure al mio potere. Il volto dell\u2019altro pone un limite alla mia pretesa di disporre di lui e mi chiama alla responsabilit\u00e0. Per questo Levinas pu\u00f2 scrivere: <strong>\u00abquesto infinito, pi\u00f9 forte dell\u2019omicidio, ci resiste gi\u00e0 nel suo volto, \u00e8 l\u2019espressione originaria, \u00e8 la prima parola: \u201cnon uccidere\u201d\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Non possiamo uscire dalle \u201cnostre\u201d Messe chiedendoci quale schieramento umano abbia ragione, sarebbe troppo poco, dobbiamo uscire chiedendoci: <strong>io, della vigna che Dio mi ha affidato, che cosa sto facendo?<\/strong> Sto producendo frutti o acini acerbi? Sto custodendo oppure consumando? Sto servendo oppure possedendo? Quando incontro una persona fragile, vedo un problema oppure una vita affidata anche alla mia responsabilit\u00e0? Quando penso alla mia citt\u00e0, sono soltanto uno che pretende servizi oppure mi sento responsabile del bene comune? Quando una decisione politica viene presa dalla parte che sento pi\u00f9 vicina, ho ancora la libert\u00e0 evangelica di domandarmi se sia giusta?<\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\">La <strong>tentazione<\/strong> pi\u00f9 pericolosa dei vignaioli \u00e8 forse proprio questa: arrivare a convincersi che <strong>la vigna sia nostra<\/strong>. Ma la vigna non ci appartiene, appartiene a Dio. Noi l\u2019abbiamo ricevuta da chi ci ha preceduto, ci \u00e8 affidata perch\u00e9 la custodiamo e la coltiviamo e, un giorno, saremo chiamati a consegnarla a chi verr\u00e0 dopo di noi. <strong>Custodi, non padroni.<\/strong><\/p>\n<p>Custodi della nostra famiglia, fraternit\u00e0 parrocchiale, di Brindisi, dell\u2019Italia, del Mediterraneo, di questa terra bellissima e ferita, e soprattutto degli uomini e donne che la abitano.<\/p>\n<p>Alla fine della vita forse il Signore non ci domander\u00e0 quanto abbiamo posseduto, ci domander\u00e0: <strong>\u00abche cosa hai fatto della vigna che ti avevo affidato?\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>E beati noi se potremo rispondere: Signore, non era mia, l\u2019ho capito, e ho cercato di averne cura.<\/p>\n<p>vito, parroco<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Isaia 5,1-7 ; Mt 21,33-43 ; Fil 4,6-9 Una vigna amata, curata e, soprattutto, affidata; proprio per questo la Parola pone oggi alla nostra coscienza una domanda molto concreta: come consegneremo la vigna che abbiamo ricevuto? 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