{"id":3765,"date":"2026-10-18T20:14:26","date_gmt":"2026-10-18T18:14:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/?p=3765"},"modified":"2026-10-18T20:14:30","modified_gmt":"2026-10-18T18:14:30","slug":"vangelo-mt-2215-21","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/vangelo-mt-2215-21\/","title":{"rendered":"Vangelo &#038; Vita. Cesare ha il volto del potere, e se Dio avesse quello di chi rifiutiamo? &#8211; Is 45,1.4-6 ; Mt 22,15-21"},"content":{"rendered":"<p><strong>Le letture<\/strong> di questa domenica <strong>ci parlano<\/strong> di una cosa che tocca tutti: <strong>il potere.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Isaia<\/strong> racconta di Israele che, dopo aver perso la terra, il tempio e la libert\u00e0, teme di essere stato abbandonato da Dio. Ma Ciro, re di Persia, conquista Babilonia e permette agli esiliati di tornare in patria. Isaia riconosce in questo evento l\u2019azione di Dio, che si prende cura del suo popolo anche attraverso un sovrano straniero che non lo conosce, ma rispetta la diversit\u00e0 dei popoli \u00abio ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Matteo<\/strong> racconta che, al tempo dei romani, pagare le tasse a Cesare significava riconoscere il dominio straniero. La domanda rivolta a Ges\u00f9 \u00e8 quindi una trappola per costringerlo a scegliere tra la fedelt\u00e0 al suo popolo e l\u2019obbedienza a Roma.<\/p>\n<p><strong>Le letture<\/strong> ci consegnano due domande. <em>Come si riconosce Dio che agisce nella storia, anche attraverso persone da cui non ce lo aspettiamo? Fin dove pu\u00f2 arrivare il potere degli uomini, davanti a quello che \u00e8 solo di Dio?<\/em><\/p>\n<p><strong>Sono domande antiche<\/strong>, ma in questi giorni diventate molto attuali.<\/p>\n<p><strong>Il Premio Nobel<\/strong> per la Pace \u00e8 andato a Navi Pillay, una donna sudafricana che ha passato la vita a occuparsi di diritti umani e di giustizia internazionale. Tra le altre cose \u00e8 stata giudice proprio della Corte penale internazionale, il tribunale che si occupa dei crimini pi\u00f9 gravi contro l&#8217;umanit\u00e0. <strong>\u00c8 accaduto<\/strong> che poche ore dopo il Nobel, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro quella stessa Corte e che, nello stesso arco temporale, anche il premio sia stato criticato da qualcuno che in questo periodo ha molto potere nel mondo.<\/p>\n<p><strong>Vederle insieme<\/strong>, queste due notizie, anche se apparentemente non collegate, fa pensare. <em>Cosa succede quando chi ha il potere comincia a vedere la giustizia come un fastidio?<\/em> Anche i tribunali sbagliano, certo, e le loro decisioni si possono discutere, ma una cosa \u00e8 discutere una sentenza, altro \u00e8 <strong>volere che il potere non debba rendere conto<\/strong> a nessuno.<\/p>\n<p><strong>Sembra che<\/strong> in questo tempo stia tornando a prevalere sempre pi\u00f9 la <strong>legge del pi\u00f9 forte<\/strong>, \u00e8 la logica del <strong>potere<\/strong> che si impone sul diritto e sulla giustizia. Si parla di sicurezza, di confini, di interessi nazionali, certo, si tratta di problemi veri, complicati, ma non si pu\u00f2 pretendere di risolverli a suon di slogan.<\/p>\n<p><strong>In questo polverone mediatico<\/strong> corriamo il rischio di <strong>dimenticarci delle persone<\/strong>, e cos\u00ec una citt\u00e0 bombardata diventa una notizia, una famiglia che scappa diventa un numero, chi arriva dal mare diventa un problema, ed i volti delle persone diventano notizie.<\/p>\n<p>Vorrei a questo punto fissare una domanda: <strong>riusciamo ancora a vedere l&#8217;immagine di Dio in chi \u00e8 diverso da noi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Torniamo a Ciro<\/strong> che, facendo uscire Israele dall&#8217;esilio, smaschera l&#8217;idea che Dio stia sempre con quelli come noi, che la pensano come noi, mentre Dio \u00e8 oltre i confini che possiamo imporre.<\/p>\n<p><strong>Attenzione<\/strong>. Isaia non dice che chi governa ha automaticamente Dio dalla sua parte, dice che anche da un re straniero pu\u00f2 nascere libert\u00e0. Ci\u00f2 che conta non \u00e8 la forza di chi comanda, ma le conseguenze delle sue scelte: <em>generano libert\u00e0 o paura?<\/em> <em>Rispettano la dignit\u00e0 delle persone o la sacrificano agli interessi del potere?<\/em><\/p>\n<p><strong>Queste domande<\/strong> non vanno per\u00f2 fatte solo a chi ha il potere, bisogna<strong> avere il coraggio<\/strong> di farle anche a quelli che sentiamo vicini, perch\u00e9 il bene resta bene anche se lo fa un avversario, e il male resta male anche se lo fa uno dei nostri.<\/p>\n<p><strong>Ci sono situazioni<\/strong> in cui la verit\u00e0 e il bene vengono sacrificati per convenienza. Farisei ed erodiani, pur essendo avversari, si alleano per mettere in difficolt\u00e0 Ges\u00f9, chiedendogli se sia lecito pagare il tributo a Cesare. Qualunque risposta lo comprometterebbe davanti al popolo o a Roma, ma Ges\u00f9 supera la trappola: \u00abRendete a Cesare quello che \u00e8 di Cesare e a Dio quello che \u00e8 di Dio\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tante volte<\/strong> abbiamo sentito questa frase come se volesse dire soltanto di tenere separate religione e politica. La risposta di Ges\u00f9 \u00e8 molto pi\u00f9 profonda,\u00a0 ci invita a <strong>riflettere sulla limitatezza del potere umano<\/strong>, di Cesare che pu\u00f2 solo mettere la sua faccia sulle monete, pu\u00f2 governare, organizzare, chiedere che si rispettino le leggi, ma non pu\u00f2 pretendere quello che \u00e8 di Dio.<\/p>\n<p><strong>Se sulla moneta c&#8217;\u00e8 l&#8217;immagine di Cesare, l&#8217;immagine di Dio dov&#8217;\u00e8? <\/strong><\/p>\n<p>Se teniamo insieme i primi versetti della Bibbia, dove ci viene detto\u00a0 ogni persona \u00e8 fatta a immagine e somiglianza di Dio, e la risposta di Ges\u00f9 sulla moneta che porta il volto dell&#8217;imperatore, comprendiamo che <strong>\u00e8 l&#8217;essere umano a portare l&#8217;immagine di Dio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Una moneta<\/strong> la puoi possedere, scambiare, mettere da parte. <strong>Una persona no<\/strong>. Nessuno pu\u00f2 essere trattato come uno strumento, un ostacolo, un <em>danno collaterale<\/em>, e non c&#8217;\u00e8 ragione di Stato che possa <strong>cancellare la dignit\u00e0 di una persona<\/strong>.<\/p>\n<p>Questo vale prima di tutto per chi ha in mano il potere, chi governa una nazione, chi decide se fare una guerra, chi chiude o apre i confini, chi mette sanzioni contro un tribunale. Anche loro hanno davanti persone, non solo numeri o interessi, e <strong>nessuna ragione di Stato pu\u00f2 cancellare la dignit\u00e0 di un volto<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il Vangelo<\/strong> non offre <em>ricette<\/em>, ricorda che ogni scelta di potere deve confrontarsi con la giustizia e la dignit\u00e0 delle persone. Un cristiano non pu\u00f2 consegnare la propria coscienza a nessun <em>Cesare<\/em>, trasformare un partito in una fede o lasciare che la paura lo renda indifferente alla sofferenza degli altri.<\/p>\n<p>A questo punto sarebbe comodo fermarsi e pensare solo ai potenti, ma il potere non riguarda solo i potenti, riguarda anche noi, in famiglia, al lavoro e nelle nostre fraternit\u00e0 cristiane, diventiamo spesso piccoli Cesari quando imponiamo le nostre idee, giudichiamo senza ascoltare e preferiamo avere ragione anzich\u00e9 capire.<\/p>\n<p>Torna la domanda: <strong>riusciamo ancora a vedere l&#8217;immagine di Dio in chi \u00e8 diverso da noi?<\/strong> In chi viene da lontano, in chi ha un&#8217;altra religione, in chi vive una situazione familiare che non capiamo, in chi non viene pi\u00f9 in parrocchia, in chi vota all&#8217;opposto di noi? E anche in chi ci ha fatto del male?<\/p>\n<p><strong>Per noi cristiani questa domanda ha il volto di Ges\u00f9.<\/strong> Un Dio che ha assunto una faccia umana incontrando ai pozzi persone emarginate, mangiando con i peccatori, toccando chi veniva considerato impuro, ridando dignit\u00e0 a chi era giudicato per il suo passato. Un Dio che sulla croce\u00a0 ha assunto la faccia di uno rifiutato, umiliato, condannato.<\/p>\n<p><strong>Non possiamo annunciare Cristo<\/strong> e intanto abituarci a disprezzare qualcuno, come cristiani il male lo dobbiamo chiamare per nome e le ingiustizie denunciarle; come cristiani non possiamo cancellare la persona che abbiamo davanti.<\/p>\n<p><strong>La Parola di oggi<\/strong> ci rimanda al cammino della nostra diocesi: <strong>\u00abLa soglia siamo noi\u00bb<\/strong>.<br \/>\nSulla soglia si incontrano volti che si pu\u00f2 decidere di accogliere o mandare via, si pu\u00f2 cambiare mentalit\u00e0 per decidere di andare fino al pozzo ad incontrare persone, ad incontrare l\u2019immagine di Dio. Forse \u00e8 proprio questo che dobbiamo reimparare a fare, interrogandoci ancora\u00a0 <strong>dove sono oggi i pozzi nella nostra citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il porto di Brindisi<\/strong> \u00e8 per noi <strong>un altro pozzo<\/strong>, oltre quelli di domenica scorsa, da cui possiamo imparare.<\/p>\n<p>Il porto di Brindisi \u00e8 una delle cose pi\u00f9 belle che abbiamo, il mare che entra nella citt\u00e0, le banchine, le navi, i tramonti, il nostro porto \u00e8 un posto da ammirare con orgoglio. Il porto per\u00f2 non \u00e8 solo un bel paesaggio, \u00e8 da sempre un posto dove si parte e si arriva, dove si incrociano storie che vengono da lontano.<\/p>\n<p><strong>Molti di noi se lo ricordano bene quel 7 marzo del 1991<\/strong> quando dal mare arrivarono migliaia di albanesi, su navi piene oltre ogni limite. Erano scappati da un paese che stava crollando, avevano fame e sete, non avevano niente ma avevano la speranza di trovare dall&#8217;altra parte qualcuno che li accogliesse.<\/p>\n<p><strong>La citt\u00e0 fu presa alla sprovvista<\/strong>, le istituzioni non erano pronte, mancava tutto, eppure tanta gente di Brindisi apr\u00ec le porte di casa, port\u00f2 da mangiare, coperte, vestiti. <strong>Quella volta il porto fu davvero un pozzo<\/strong>, il posto dove chi aveva sete ha trovato qualcuno disposto a dargli da bere. Molti di quei ragazzi oggi sono uomini e donne che vivono qui, lavorano qui, hanno cresciuto qui i loro figli e <strong>quella che poteva sembrare solo un&#8217;emergenza \u00e8 diventata storie di incontri<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Viene da chiedersi<\/strong> c<em>he fine ha fatto quella Brindisi? Esiste ancora? C&#8217;\u00e8 ancora nel cuore di chi quei giorni li ha vissuti, di chi ha aperto la porta di casa senza chiedersi chi stava entrando? O col tempo si \u00e8 spenta, coperta dalla paura, dalla stanchezza, dal &#8220;non ce la facciamo pi\u00f9&#8221;? <\/em><\/p>\n<p>Quella Brindisi forse non \u00e8 sparita, forse aspetta solo che qualcuno se la ricordi, e che abbia il coraggio di tornare a essere cos\u00ec.<\/p>\n<p><strong>Il nostro porto<\/strong> ci ricorda cosa\u00a0 significhi <strong>un pozzo<\/strong>. Chi arriva da lontano pu\u00f2 diventare un incontro oppure una paura, dipende anche da noi. <strong>Quella volta Brindisi ha scelto l&#8217;incontro<\/strong>, la domanda che torna \u00e8 se oggi saremmo ancora capaci di farlo. Perch\u00e9 <strong>i pozzi non sono per forza posti religiosi<\/strong>, sono i posti dove ci troviamo davanti qualcuno che non abbiamo scelto, magari diverso da noi, ma che ha la nostra stessa sete di essere visto, ascoltato, voluto bene.<\/p>\n<p><strong>Come fraternit\u00e0<\/strong> forse, non dobbiamo chiederci solo <em>perch\u00e9 la gente non viene pi\u00f9 da noi?<\/em> ma anche: siamo ancora capaci di andare noi dove sono loro e di lasciarci cambiare da quell&#8217;incontro?<\/p>\n<p><strong>Una Chiesa che passa la soglia<\/strong> non perde la sua identit\u00e0, \u00e8 una Chiesa che non vuole possedere le coscienze ma accompagnarle, che <strong>cerca in ogni persona l&#8217;immagine di Dio<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Torniamo alla moneta<\/strong>. Ges\u00f9 nel chiedere di dare a Dio ci\u00f2 che \u00e8 di Dio forse vuol dirci di <strong>alzare gli occhi dalla moneta per guardare una persona che non ci somiglia<\/strong>, che magari ci d\u00e0 fastidio, che ci mette in crisi o che ci costringe a uscire dalle nostre sicurezze.<\/p>\n<p><strong>A Cesare<\/strong> diamo quello che riguarda la vita civile, ma <strong>non possiamo dare la nostra coscienza,<\/strong> lasciando che siano la paura o l&#8217;interesse a decidere per noi.<\/p>\n<p><strong>A Cesare la moneta, a Dio chi porta la sua immagine<\/strong>, e se ogni persona porta l&#8217;immagine di Dio, non possiamo smettere di vedere un essere umano dove qualcuno vorrebbe farci vedere solo un nemico, uno straniero, un problema.<\/p>\n<p>La domanda torna: <strong>riusciamo ancora a vedere l&#8217;immagine di Dio in chi \u00e8 diverso da noi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Magari questa settimana<\/strong> possiamo provare a rispondere <strong>non con un bel discorso<\/strong>, ma con un incontro, possiamo provare a fermarci davanti a qualcuno per ascoltare una storia che non conosciamo, possiamo provare ad avere il coraggio di andare ad un pozzo\u2026 e perch\u00e9 no, <strong>possiamo lasciare che sia Cristo, il Maestro, ancora una volta ad insegnarci come guardare<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le letture di questa domenica ci parlano di una cosa che tocca tutti: il potere. 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