{"id":3793,"date":"2026-10-25T20:48:26","date_gmt":"2026-10-25T19:48:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/?p=3793"},"modified":"2026-10-25T20:48:26","modified_gmt":"2026-10-25T19:48:26","slug":"vangelo-1ts-15c-10-mt-2234-40","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sancarlodigesubrindisi.it\/it\/vangelo-1ts-15c-10-mt-2234-40\/","title":{"rendered":"Vangelo &#038; Vita. Violenza giovanile: il problema non sono solo i ragazzi, amare il prossimo ci chiama in causa. Riflessione a partire da Es 22,20-26; 1Ts 1,5c-10; Mt 22,34-40"},"content":{"rendered":"<p><strong>Le tre letture<\/strong> di questa domenica mi sembrano offrire una chiave importante per leggere quello che sta accadendo nella nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Nel Vangelo di Matteo<\/strong>, Ges\u00f9 unisce strettamente l\u2019amore per Dio e quello per il prossimo: non possiamo vivere un\u2019autentica relazione con Dio senza prenderci cura delle persone.<\/p>\n<p><strong>La prima lettura<\/strong>, dal libro dell\u2019Esodo, ci mostra quanto questo amore sia concreto: Dio chiede di non opprimere il forestiero, la vedova, l\u2019orfano e il povero, le persone pi\u00f9 indifese; assicura che ascolter\u00e0 il loro grido.<\/p>\n<p><strong>Nella seconda lettura<\/strong>, Paolo ricorda ai Tessalonicesi che, dopo aver accolto il Vangelo attraverso la sua testimonianza, sono diventati a loro volta un esempio per gli altri. La fede si trasmette anche cos\u00ec: attraverso persone che la rendono credibile con la propria vita.<\/p>\n<p><strong>Queste\u00a0letture<\/strong> ci ricordano che <strong>la fede si riconosce nel modo in cui viviamo le relazioni<\/strong>, soprattutto con chi \u00e8 pi\u00f9 fragile, e nella testimonianza che siamo capaci di offrire agli altri.<\/p>\n<p><strong>Vorrei partire da qui<\/strong> per tornare su una questione che in questi giorni ci sta interrogando:<strong> la violenza giovanile.<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo assistito a episodi preoccupanti: aggressioni tra ragazzi, negozi vandalizzati, atteggiamenti di prepotenza, qualche volta\u00a0 perfino esibiti sui social. Sono fatti gravi che non possiamo minimizzare, siamo dinanzi a persone aggredite, umiliate, ferite. Ci sono vittime da proteggere e responsabilit\u00e0 da riconoscere.<\/p>\n<p>Ma, fermarsi alla condanna, per quanto necessaria, non basta a comprendere quello che sta accadendo.<\/p>\n<p>In questi giorni ho condiviso, con il gruppo della nostra fraternit\u00e0 <em>Vangelo &amp; Vita<\/em>, una riflessione che vorrei richiamare. La violenza giovanile non pu\u00f2 essere &#8220;liquidata&#8221;\u00a0 semplicisticamente come delinquenza allo stato puro, \u00e8 una realt\u00e0 pi\u00f9 complessa, che chiama in causa anche noi come adulti e come Chiesa.<\/p>\n<p>Un articolo pubblicato su <em>SettimanaNews<\/em>, dal titolo <em>Giovani: violenza o vulnerabilit\u00e0 in crescita?<\/em>, invita a considerare anche le fragilit\u00e0, le difficolt\u00e0 relazionali, l&#8217;incapacit\u00e0 sia di gestire i conflitti che di saper comprendere le conseguenze delle proprie azioni ed il valore di conoscere nel volto dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Comprendere queste condizioni non significa giustificare la violenza, significa cercare di intervenire prima che esploda.<\/p>\n<p>Vorrei a questo punto che ci domandassimo: <em>quale esperienza delle relazioni stanno facendo oggi i ragazzi? Quali modelli di comportamento incontrano? Quale idea di successo, di forza, di affermazione personale stiamo trasmettendo loro?<\/em><\/p>\n<p>Viviamo in una societ\u00e0 nella quale spesso viene premiato chi riesce a imporsi, chi prevale, chi ottiene visibilit\u00e0. Anche nel confronto pubblico assistiamo continuamente a scontri verbali, tentativi di screditare e umiliare l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Domandiamoci, <em>quale educazione alle relazioni stiamo offrendo?\u00a0<\/em>E poi ci stupiamo si riproducono tra i pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa che trovo particolarmente grave nel modo in cui talvolta si affronta questa questione: la disinvoltura con cui si pretende di spiegare il comportamento di tanti ragazzi riducendolo alla voglia di possedere, di apparire, di avere oggetti costosi. Come se bastasse attribuire loro desideri superficiali per aver compreso tutto, per aver compreso le motivazioni profonde di ci\u00f2 che talvolta appare.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 troppo comodo giudicare i giovani dall&#8217;alto, senza interrogarsi sul mondo che abbiamo costruito intorno a loro.<\/strong><\/p>\n<p>Ed \u00e8 ancora pi\u00f9 grave quando chi ha responsabilit\u00e0 educative o pubbliche si mostra inflessibile nel giudicare i ragazzi, ma assai meno disposto a riconoscere le responsabilit\u00e0 degli adulti, le contraddizioni dei comportamenti e la diversa attenzione che certe situazioni ricevono a seconda delle persone coinvolte.<\/p>\n<p>E chiss\u00e0 quanti, tra coloro che oggi invocano il pugno duro, ricordano ancora le piazze infuocate degli anni Settanta, gli scontri, le aggressioni e quella violenza che arriv\u00f2 anche a spezzare vite umane? Prima di pronunciare sentenze sulle nuove generazioni, forse sarebbe salutare fare memoria anche della nostra storia, personale e collettiva.<\/p>\n<p>La severit\u00e0 \u00e8 credibile quando \u00e8 accompagnata dalla coerenza; diversamente rischia di diventare soltanto un modo per mostrarsi forti davanti agli altri.<\/p>\n<p>Noi cristiani dovremmo essere particolarmente attenti e vigilanti a questo rischio.\u00a0Il Vangelo ci chiede di <em>amare il prossimo come noi stess<\/em>i, e questo significa riconoscere nell&#8217;altro una persona, la cui dignit\u00e0 non dipende dalla forza o dal successo, dalla popolarit\u00e0 o dalla capacit\u00e0 di farsi rispettare.<\/p>\n<p><strong>Come si impara a riconoscere il valore dell&#8217;altro? <\/strong>Il rispetto si impara anche quando ci si sente rispettati, ascoltati e riconosciuti; quando si incontrano adulti capaci di accompagnare, correggere senza umiliare e porre limiti con senso.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo di <em>SettimanaNews<\/em> suggerisce una prospettiva interessante: coinvolgere i giovani in <strong>esperienze di cooperazione<\/strong>, nelle quali imparino a costruire qualcosa insieme<em>, <\/em>a condividere responsabilit\u00e0, ad affrontare problemi comuni<em>.<\/em><\/p>\n<p><strong>\u00c8 una strada che dovremmo prendere sul serio anche nella nostra fraternit\u00e0. <\/strong>Quanto spazio diamo alla collaborazione? Quanto siamo disposti a stare nel nostro <em>LabOratorio<\/em> offrendo ai ragazzi una presenza adulta?\u00a0Quanto siamo disposti ad affidare loro qualcosa di importante, dando fiducia alle loro capacit\u00e0?<\/p>\n<p>Vorrei collegare tutto questo alle attenzioni pastorali che il nostro vescovo Giovanni ha consegnato alla diocesi. Il documento, parlando della <em>soglia giovani<\/em>, riconosce la difficolt\u00e0 delle nostre comunit\u00e0 a incontrare i ragazzi e ci invita ad ascoltarli, renderli protagonisti e coinvolgerli in esperienze di carit\u00e0, volontariato e impegno civile. Soprattutto ci chiede di <strong>ascoltare \u00abi rumori che i giovani portano dentro\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa espressione mi ha colpito.<\/p>\n<p>Noi sentiamo spesso <strong>il rumore che i giovani fanno fuori<\/strong>, le loro provocazioni, le loro proteste, i comportamenti che ci infastidiscono.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Ma conosciamo i rumori che portano dentro? <\/strong>Le loro <em>paure<\/em>, le loro <em>domande<\/em>, il bisogno di essere <em>riconosciuti<\/em>, la <em>fatica<\/em> di immaginare il <em>futuro<\/em>? Siamo disposti a lasciarci interrogare da loro?<\/p>\n<p>Qualche volta abbiamo l&#8217;impressione che il problema siano i giovani che non vengono pi\u00f9 in parrocchia, quando forse ci dovremmo chiedere se le nostre comunit\u00e0 siano\u00a0 luoghi nei quali un giovane pu\u00f2 sentirsi accolto, ascoltato, coinvolto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il comandamento dell&#8217;amore che Ges\u00f9 ci affida oggi riguarda anche questo: il tempo che siamo disposti a dedicare alle persone e la responsabilit\u00e0 che accettiamo di condividere con loro: gettare il cuore oltre l&#8217;ostacolo per EsserCI.<\/p>\n<p><strong>E qui torna la seconda lettura, <\/strong>Paolo ricorda ai Tessalonicesi che sono diventati un esempio per gli altri perch\u00e9, prima ancora,\u00a0 avevano incontrato qualcuno che aveva testimoniato loro il Vangelo con la propria vita. La testimonianza degli adulti \u00e8 decisiva, e per noi cristiani diventa gridare il Vangelo con la vita. <strong>Don Tonino Bello<\/strong> ci ricorda che s<em>e la fede ci fa essere credenti, e la speranza ci fa essere credibili, \u00e8 solo la carit\u00e0 che ci fa essere creduti.<\/em><\/p>\n<p><strong>I \u201cnostri\u201d ragazzi<\/strong> hanno bisogno di adulti in cui credere, hanno bisogno di una <strong>fraternit\u00e0 educante,<\/strong> capace di accompagnarli, di dire anche dei no, di offrire ragioni, testimonianza, fiducia. Questo vale per noi sacerdoti, per i catechisti, per gli educatori e per tutta la fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>Riguarda anche il modo in cui affrontiamo pubblicamente il problema della violenza. Quando accadono episodi gravi, si invocano subito nuovi decreti, pene pi\u00f9 severe, misure sempre pi\u00f9 dure. Le istituzioni hanno certamente il dovere il dovere di proteggere le persone e intervenire contro i reati, <strong>ma pensare che l&#8217;inasprimento delle pene possa risolvere da solo un problema cos\u00ec profondo \u00e8 un&#8217;illusione.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 facile chiedere il pugno duro, fa rumore, raccoglie consensi, d\u00e0 l&#8217;impressione che stia facendo qualcosa; molto pi\u00f9 difficile \u00e8 investire nell&#8217;educazione, sostenere le famiglie, creare luoghi di incontro, accompagnare le fragilit\u00e0, offrire opportunit\u00e0 di crescita.<\/p>\n<p>Preoccupa una societ\u00e0 nella quale si trovano parole durissime per condannare i ragazzi, mentre si fa fatica a trovare la stessa determinazione per assumersi le responsabilit\u00e0 educative.<\/p>\n<p><strong>Non possiamo pretendere dai giovani il rispetto delle regole se, come adulti, non siamo disposti a testimoniare la coerenza, il rispetto e la responsabilit\u00e0 che chiediamo loro.\u00a0<\/strong>E questo oggi ce lo ricorda proprio Paolo, nella lettera ai Tessalonicesi.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 ci indica chiaramente la strada quando ci consegna il comandamento dell&#8217;amore: \u00abAmatevi gli uni gli altri come io ho amato voi\u00bb. E amare, come ci ha insegnato Lui, significa prendersi cura degli altri, farsi vicini, ascoltare, dedicare tempo, esserCI soprattutto quando qualcuno ha bisogno di noi. Anche san Paolo ci ricorda che senza la carit\u00e0 tutto ci\u00f2 che facciamo perde il suo valore, perch\u00e9 l&#8217;amore non si misura tanto da quello che diciamo o organizziamo, ma da quanto siamo disposti a donarci agli altri;\u00a0 questo vale soprattutto per noi adulti, chiamati non soltanto a insegnare qualcosa ai ragazzi, ma a farli sentire accolti, accompagnati e amati.<\/p>\n<p><strong>Qualche volta<\/strong> siamo molto preoccupati di trasmettere contenuti, di organizzare percorsi, di mantenere le nostre attivit\u00e0. Ma forse dovremmo domandarci quanto tempo dedichiamo alle relazioni. <em>Quanto siamo disponibili a stare con i ragazzi anche quando non abbiamo qualcosa da insegnare loro?<\/em><\/p>\n<p>La Chiesa oggi deve avere il coraggio di denunciare scorciatoie che riducono tutto al principio del &#8220;bastone-carota&#8221;, ma senza pensare di possedere da sola tutte le risposte. Educare costa fatica, richiede tempo, risorse e adulti disposti a mettersi in discussione, ed \u00e8 proprio questa responsabilit\u00e0 che non possiamo continuare a rimandare.<\/p>\n<p>Vorrei concludere tornando alla prima lettura.<\/p>\n<p>Dio\u00a0 ascolta il grido del povero, dell&#8217;orfano, della vedova, del forestiero. \u00c8 un Dio che si lascia raggiungere dalle sofferenze delle persone, ed in Ges\u00f9 questo amore prende un volto concreto, incontrando persone, ascoltando le loro storie, chiamandole alla conversione. Ges\u00f9 non nasconde il male, ma continua a credere che una vita possa cambiare, sulla croce subisce egli stesso la violenza degli uomini, senza rispondere con la violenza.<\/p>\n<p>Noi cristiani annunciamo questo Signore, e perci\u00f2 vorrei lasciare a me e a voi una domanda:\u00a0<strong>siamo disposti, come adulti e come comunit\u00e0 cristiana, a investire tempo, energie e fiducia nei giovani, anche quando questo non produce risultati immediati e non ci d\u00e0 visibilit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Nella nostra fraternit\u00e0 parrocchiale alcuni adulti si sono gi\u00e0 messi in gioco, offrendo il proprio tempo per far giocare i ragazzi (<em>Lab<\/em>oratorio Felicizia), altri li accompagnano nel cammino di fede, altri ancora li hanno coinvolti nella musica e nel canto (<em>Li Piruddi ti la tramuntana)<\/em>. Sono esperienze preziose, da riconoscere e sostenere.<\/p>\n<p><strong>Ma abbiamo bisogno che altri si facciano avanti.<\/strong><\/p>\n<p>Mi piacerebbe che altri si mettessero al fianco di queste persone oppure che nascessero nuove possibilit\u00e0 di servizio e di cooperazione, magari accanto ai poveri o agli anziani del nostro quartiere, oppure percorsi di crescita pensati insieme ai ragazzi.<\/p>\n<p>E chiss\u00e0 quante idee ci sono nella nostra comunit\u00e0, che qualcuno porta dentro e che ancora non ha trovato il coraggio o l&#8217;occasione di proporre.<\/p>\n<p>Vorrei che cominciassimo a parlarne e magari a realizzarne qualcuna insieme. <strong>Non abbiamo bisogno di fare rumore, abbiamo bisogno di adulti che sappiano esserCI.<\/strong><\/p>\n<p>Questo pu\u00f2 essere il nostro modo concreto di vivere il comandamento dell&#8217;amore del prossimo e di rispondere al disagio che attraversa tanti giovani, senza illuderci che bastino decreti e pene pi\u00f9 severe a sanare un malessere che ha radici ben pi\u00f9 profonde.<\/p>\n<p>Rimbocchiamoci le maniche, come cristiani non possiamo tirarci fuori.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 anche cos\u00ec che il Vangelo pu\u00f2 diventare carne nella storia della nostra fraternit\u00e0 parrocchiale.<\/strong><\/p>\n<p><em>vito, parroco.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le tre letture di questa domenica mi sembrano offrire una chiave importante per leggere quello che sta accadendo nella nostra societ\u00e0. 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