Siamo in un tempo senza cuore, siamo malati di sclerocardia, irrigiditi facciamo fatica a sentire compassione, se non in modo ideologico e artificiale.
Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba.
Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
La tomba è aperta, lo shĕ’ōl il luogo di silenzio e tenebre, il paese di oblio e di morte è aperto. Gesù dice
Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Gesù dice vai in Galilea. La Galilea, luogo dell’inizio del Vangelo, luogo della missione aperta a tutti, confine di mescolanza religiosa e culturale, luogo non confinato alla “elite” religiosa, luogo oltre il popolo eletto.
Gesù ci richiama a leggere oggi la storia della nostra fede alla luce della Pasqua, nella Galilee che abbiamo attorno, luoghi di peccato, ma luoghi dove Gesù ci dice che lo possiamo incontrare, luoghi dove portare la sua misericordia.
Con queste parole, stralcio dell’omelia della notte di Pasqua, voglio fare i miei auguri di Pasqua.
Misericordia per chi crede in un Dio diverso, ma non fa nulla di male. Chi osserva tutte le “regole” religiose non sempre eccelle in bontà
«Non avrai altro Dio all’infuori di me»; spesso mi ha fatto pensare: genti diverse venute dall’Est dicevano che in fondo era uguale. Credevano a un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male. Credevano a un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male.
Misericordia per chi inveisce contro Dio, ma lo fa perché ha una sofferenza, per chi nel dolore sente Dio lontano. Gridare contro Dio è spesso solo un grido di dolore
«Non nominare il nome di Dio, non nominarlo invano». Con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena e il suo nome: ma forse era stanco, forse troppo occupato, e non ascoltò il mio dolore. Ma forse era stanco, forse troppo lontano, davvero lo nominai invano.
Misericordia per chi non riesce ad amare i propri genitori, perché non ha ricevuto l’amore, perché l’amore non può nascere dove vi è l’abisso.
«Onora il padre, onora la madre», e onora anche il loro bastone: bacia la mano che ruppe il tuo naso perché le chiedevi un boccone: quando a mio padre si fermò il cuore non ho provato dolore. Quando a mio padre si fermò il cuore non ho provato dolore.
Misericordia per chi non riesce a partecipare alla vita di fede, perché ha vissuto la religione come oppressione, costrizione. La vita di chi è escluso dal “sacro” non è una vita meno degna.
«Ricorda di santificare le feste!». Facile per noi ladroni entrare nei templi che rigurgitan salmi di schiavi e dei loro padroni senza finire legati agli altari sgozzati come animali, senza finire legati agli altari sgozzati come animali.
Misericordia per chi ruba per vivere, e lo riconosce apertamente, ma viene giudicato da chi compie ingiustizie e si giustifica con la religione. Chi rispetta la “legge” non è detto che ami.
Il quinto dice: «Non devi rubare», e forse io l’ho rispettato vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie di quelli che avevan rubato: ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio. Ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio.
Misericordia per chi non ha semplicemente trasgredito una norma, per chi ha ferito l’altro creando dolore. Misericordia per non cancellare la verità sull’amore umano, per non giudicare la purezza fredda e biologica, ma per prendersi cura dell’altro, nella responsabilità e capacità di non trasformare il desiderio in egoismo. Misericordia per guardare prima di tutto al cuore e alle conseguenze sugli altri
«Non commettere atti che non siano puri», cioè non disperdere il seme. Feconda una donna ogni volta che l’ami così sarai uomo di fede: poi la voglia svanisce e il figlio rimane e tanti ne uccide la fame. o, forse, ho confuso il piacere e l’amore: ma non ho creato dolore.
Misericordia per chi uccide, gli uomini uccidono anche con le leggi, uccidono anche i giusti. Dio risponde con il perdono. La misericordia non è teoria, si manifesta dove la legge è stata violata nel modo più estremo.
Il settimo dice: «Non ammazzare se del Cielo vuoi essere degno!». Guardatela oggi, questa legge di Dio, tre volte inchiodata nel legno: guardate la fine di quel nazareno e un ladro non muore di meno. Guardate la fine di quel nazareno e un ladro non muore di meno.
Misericordia per chi non riesce a provare dolore per il proprio errore, per chi dicendo il falso distrugge un’altra vita, per chi giustifica la menzogna credendosi giusto.
«Non dire falsa testimonianza», e aiutali a uccidere un uomo. Lo sanno a memoria il diritto divino, e scordano sempre il perdono: ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore. Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore.
Misericordia per chi dalla vita non ha avuto niente, da chi ferito chiede vita, dignità e finisce con l’invidiare la vita degli altri. Chi possiede può permettersi di non desiderare, chi non ha nulla desidera tutto, sino alla vita degli altri.
«Non desiderare la roba degli altri, non desiderarne la sposa». Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi che hanno una donna e qualcosa: nei letti degli altri già caldi d’amore non ho provato dolore. L’invidia di ieri non è già finita: stasera vi invidio la vita.
Auguri perché come fraternità parrocchiale possiamo andare nelle Galilee del peccato, i luoghi per cui Cristo è risorto, e dove lo possiamo trovare
Auguri perché possiamo essere strumento di Dio per tenere acceso il fuoco della misericordia.
La misericordia non nasce dalla legge, ma dalla resurrezione dei nostri cuori. La misericordia non è un dovere cristiano è camminare nel desiderio di Dio.
La Legge senza amore diventa violenza, la misericordia non nega il male, ne comprende le ragioni umane e le ama prendendosi cura….
Buona Pasqua, di risurrezione della misericordia. vito
