Charles de Foucauld: dal giovane avventuriero al “fratello universale”
Al calar della notte di quel venerdì 1° dicembre 1916, Charles de Foucauld si trovava a casa solo, la porta chiusa con il catenaccio. Qualcuno bussò al suo fortino, con l’intento di prenderlo in ostaggio e di saccheggiare la sua dimora. Erano una ventina di fellagha (banditi in arabo) che, per riuscire nello scopo, avevano reclutato alcuni nomadi tuareg che, il marabutto dei roumi (marabutto, autorità religiosa riconosciuto dalle comunità islamiche – roumi, cristiano in arabo), soccorreva e trattava da fratelli.
Fu Amsel (chiamato El Madani, curato nei mesi prima dal marabutto per una brutta infezione ad un occhio) a bussare alla porta.
Il fortino costruito da fr. Charles a Tamanrasset era chiamato dai Tuareg Khaoua; “Khaoua” (o “Khouïa”) deriva dall’arabo خُويا (khūyā), che in contesti locali significa “fratellanza”, “fratello” o “fraternità”. Il fortino non era solo un riparo fisico, ma un luogo di accoglienza, dialogo e scambio autentico con i Tuareg. Costituiva una manifestazione concreta della fraternità universale di cui parlava; per questo i Tuareg lo chiamavano “Khaoua”, riconoscendo in quel luogo una realtà viva di fraternità, spirituale e culturale. Il fortino incarnava la sua vocazione a essere “fratello di tutte le anime di quel paese”.
Fr. Charles, fiducioso, aprì a suo “fratello” El Madani. Alcuni uomini lo afferrarono trattenendolo con forza, gli legarono le mani dietro la schiena costringendolo ad inginocchiarsi sulla sabbia, lasciandolo sotto la custodia di un uomo della banda, armato di fucile. Charles rimase immobile in ginocchio, mentre i predoni saccheggiavano la Khaoua. Dopo un po’ si levarono delle grida: “Ecco gli arabi”, seguite da una sparatoria. Erano i soldati francesi. Il giovane tuareg, a guardia di fratel Charles, si spaventò e gli sparò un colpo alla testa a bruciapelo. Il marabutto si accasciò. Il giorno dopo, i Tuareg musulmani seppellirono Charles come atto di amicizia e rispetto. La scena fu testimoniata dal sacrista e servitore Paul Embarek, ex schiavo liberato e istruito dallo stesso Foucauld.
La vita di Charles de Foucauld è un viaggio sorprendente, un percorso che lo ha trasformato da nobile dissoluto e ufficiale dell’esercito francese in un mistico ed eremita, che si dedicò ai popoli del deserto del Sahara.
Canonizzato da Papa Francesco nel 2022, la sua figura continua a ispirare per il suo spirito di ricerca, la sua profonda conversione e il suo amore per gli ultimi.
Infanzia e primi viaggi: da Strasburgo al Marocco (1858-1884)
Charles Eugène de Foucauld nasce il 15 settembre 1858 a Strasburgo, in una famiglia aristocratica. Orfano di entrambi i genitori a sei anni, cresce dal nonno, colonnello dell’esercito francese.
A causa della guerra del 1870 la famiglia si rifugia a Nancy, dove Charles frequenta il liceo. Dopo studi irregolari ma brillanti, nel 1876 entra all’Accademia militare di Saint-Cyr. Terminata la formazione alla Scuola di Cavalleria di Saumur, intraprende una breve carriera militare in Algeria. Una serie di eventi fortuiti gli farà cambiare rotta, trasformando il militare conosciuto per il gusto del piacere e della vita facile, in un giovane dalla volontà decisa e costante anche nelle più grandi difficoltà. Sarà lui stesso a rileggere quegli anni di fervore con espressioni impietose:
a diciassette anni ero solo egoismo, vanità empietà, desiderio del male: ero come fuori di me […] ho fatto così soffrire mio nonno, evitando di impegnarmi
Nel 1882 si dimette dall’esercito per inseguire un sogno di avventura: esplorare il Marocco, allora quasi inaccessibile agli europei. L’impresa Marocco era il modo per dare un senso alla sua esistenza: «l’esploratore è uno che vuole arrivare per primo, pronto a cancellare un vuoto sulle carte». Alla fine del XIX secolo, infatti, il Marocco era un Paese sconosciuto: i cartografi avevano potuto determinare, da lontano, solo 1228 chilometri quadrati di terreno.
Nel 1883, sotto il falso nome di Joseph Aleman e travestito da ebreo per non destare sospetti, percorre oltre 3.000 km, mappa territori sconosciuti, studia la cultura locale.
Dopo aver visto la ridente città di Demnat valicai il Grande Atlante al Tizi n’Telouet. Questo colle, altitudine 2634 metri, appartiene alla depressione detta Tizi n’Glaoui. […] Da Tizi a n’Flaoui, non un albero, non un terreno verde: monti e valli, pendii e altopiani non sono che pietra. Tutto è nero e sembra bruciato; si direbbe che un incendio si sia divorato queste tristi lande. È il Sahara.
È affascinato dall’immensità del deserto, dall’ospitalità della gente e soprattutto dalla fede semplice e salda dei musulmani nell’“unico Dio grande”.
Obbligato a non tradire la sua “falsa” identità, si abitua a sentirsi al centro degli sguardi guardinghi dei musulmani. Impara a fare a meno di tutto, ad affrontare la fatica ed a rinunciare all’aiuto degli altri pur di non tradirsi. Impara a guardare il mondo dalla parte di chi subisce la storia e non più da quella di chi la scrive. Questo nuovo sguardo scava in lui una certa inquietudine.
Tutto il mio itinerario è stato rilevato con bussola e barometro. Durante il cammino avevo sempre con me un quadernetto di cinque centimetri, nascosto nell’incavo della mano sinistra; con una matita lunga due centimetri, che non abbandonava mai l’altra mano. Annotavo tutto ciò che la strada presentava di rilevante, quello che si vedeva a destra e a sinistra. Annotavo i cambi di direzione, accompagnati dalle indicazioni della bussola, le irregolarità del terreno con l‘altitudine barometrica, l’ora e il minuto di ogni osservazione, le soste, i gradi di velocità della marcia, ecc. Così scrivevo per quasi tutto il tempo della strada, e per tutto il tempo nelle regioni accidentate. Mai nessuno se n’è accorto, neppure nelle carovane più numerose […] il disprezzo che l’ebreo suscita favoriva il mio isolamento.
Nel 1885 riceve la Medaglia d’Oro della Société de Géographie per il valore scientifico del suo viaggio.
La conversione: dall’esploratore al cercatore di Dio (1884-1897)
Tornato a Parigi, non trova pace. Le domande su Dio diventano sempre più pressanti. Entra spesso nelle chiese per raccogliersi e, pur non avendo ancora fede, prega: «Mio Dio se esisti, fa’ che ti conosca!». Su consiglio della cugina Marie de Bondy, incontra l’abbé Henri Huvelin per chiedere spiegazioni sulla fede cattolica. Questi lo invita subito a confessarsi e a ricevere l’Eucaristia: è l’inizio della conversione, avvenuta intorno al 30 ottobre 1886.
Quel giorno di benedizione […] chiedevo delle lezioni di religione: mi fece mettere in ginocchio e mi fece confessare, e mi inviò a comunicarmi seduta stante… non posso fare a meno di piangere pensandovi, e non voglio impedire a queste lacrime di colare, sono troppo giuste, mio Dio. […] Come sei stato buono! Come sono felice.
Poco dopo, nel 1889, Charles parte in pellegrinaggio in Terra Santa, convinto forse, che il suo essere esploratore aveva bisogno di sentire e vedere i luoghi in cui ha vissuto il Signore, prima di approfondire intellettualmente la sua fede. A Nazareth contempla la vita nascosta e umile di Gesù, scoprendo: «l’esistenza umile ed oscura del Dio operaio a Nazareth».
Rientrato in Francia, lascia tutti i suoi beni alla sorella, trascorre lunghi giorni in preghiera e sentendosi chiamato a vivere la vocazione dell’Ordine trappista, nel gennaio 1890 entra nella Trappa di Nostra Signora delle Nevi, in Francia, e qualche mese dopo viene inviato alla Trappa di Akbès, in Siria.
Il desiderio di vivere pienamente lo stile di Nazareth lo porta, nel 1897, a lasciare i Trappisti.
Arrivato a Stuateli, con mia grande sorpresa ho ricevuto l’ordine di andare a Roma […] e qui, dove calcolavo che mi sarebbe fatto attendere ancora a lungo il permesso che da tempo sospiravo, il nostro buon padre generale mi prende, esamina i miei propositi, riflette sulla mia vocazione, prega, riunisce il consiglio e tutti, all’unanimità dichiarano che la volontà di Dio è che io segua questa via abiezione, di povertà, di umile lavoro manuale, questa vita dell’operaio di Nazareth che egli stesso mi mostra da tempo.
Il lavoro comincia dopo la messa alle 8 del mattino e finisce all’ora della benedizione del SS. Sacramento, alle 5 della sera. Le domeniche e nei giorni di festa non ho niente da fare e posso pregare tutto il giorno… Alloggio in una capanna di assi fuori della clausura… è esattamente la vita che cercavo
Nazareth e la decisione di diventare sacerdote (1897-1901)
Il periodo di Nazareth lo vive nascosto nell’ombra del monastero delle Clarisse, prega, scrive, medita, adora il Santissimo: tre anni di una vita condotta nella semplicità, ordinata, di preghiera.
Da ottobre 1898 a febbraio 1899 è a Gerusalemme.
La mia casetta (di tavole verdi) è addossata al muro della clausura: ha tre lati di assi, mentre il quarto è formato dalle grosse pietre della clausura… Mi pare di essere io stesso quasi in clausura. Dalla mia porta vedo il Getsemani, il Monte degli Ulivi, il Cenacolo, il Calvario e la nostra cara Betania.
Madre Elisabetta badessa del monastero di Gerusalemme e l’abbé Huvelin lo aiutano a compiere il passo verso l’imitazione di Gesù: chiedere il sacerdozio.
Rientra in Francia nel 1900 incontra Huvelin che poi scrive a madame de Bondy:
Ho ricevuto vostro cugino l’altro ieri sera a Parigi. […] il suo abito era strano, l’aria, molto stanca e assorta, credo sia malato, ma è stato molto tenero, è davvero un’anima santa. Vuole diventare prete. Gli ho indicato il modo. Aveva pochissimi soldi, troppo pochi, gliene ho dati un po’.
Nel suo ritiro di preparazione all’ordinazione presbiterale il 9 maggio, di prima mattina Charles disegna un Cristo con il cuore sovrastato da una croce, che accoglie a braccia aperte tutti gli esseri umani.
Ritornando qualche anno su questo periodo scriverà:
I miei ritiri del diaconato e del sacerdozio mi hanno mostrato che questa vita di Nazareth, che mi sembrava essere la mia vocazione, dovevo viverla non nella Terra Santa tanto amata, ma tra le anime più malate, le pecore più abbandonate. Questo divino banchetto di cui diventavo il ministro bisognava offrirlo non ai parenti, non ai vicini ricchi, ma agli zoppi, ai ciechi, ai poveri, cioè alle anime che mancano di sacerdoti.
Viene ordinato sacerdote il 9 giugno 1901 a Viviers, con il permesso di svolgere il suo ministero nell’Africa del Nord.
Sbarcato nel Nordafrica , Charles de Foucauld – che ora si fa chiamare Carlo di Gesù – non ha abbandonato il coraggio di esploratore e si lancia nell’esplorazione spirituale del Sahara con l’ardore di sempre
Non chiedere da te l’impossibile, non cose troppo forti; vai con dolcezza, soprattutto nel cominciare. […] Non tentare l’impossibile, per non cadere, ma fai il possibile e fallo bene.
Charles attraversa così il deserto facendolo fiorire di incontri e di relazioni, a Béni-Abbès prima e a Tammanrasset dopo e sulle montagne dell’Hoggar.
Missione nel Sahara: Beni Abbès e Tamanrasset (1901-1916)
Il 28 ottobre 1901, poco dopo l’ordinazione si trasferisce a Beni Abbès, al confine tra Algeria e Marocco, è qui che era convinto vi fossero le “pecore” più lontane, più povere, più perdute del gregge. Il Signore che ai tempi della sua esplorazione marocchina era andato a cercarlo fin laggiù, oramai là lo attende per vivervi la vita di Nazareth e portare ai poveri del Sahara il tesoro del Vangelo. Il suo progetto è di vivere una vita quasi monastica, in una solitudine solo provvisoria. Nella speranza che altri si uniscano a lui questo sarebbe stato, nel suo desiderata, il primo piccolo eremo.
Scrive a monsignor Guérin, il suo ordinario incaricato di sorvegliare il suo ministero pastorale:
Per avere una idea giusta della mia vita, dovete sapere che alla mia porta bussano almeno dieci volte all’ora, anzi più spesso che meno, poveri, malati, passanti, così che, con molta pace, ho molto movimento.
Qui crea una fraternità aperta a tutti: poveri, soldati, riscatta schiavi. Vuole essere “fratello universale” e vive dedicandosi alla preghiera e all’adorazione eucaristica, per avere un cuore capace di amare chiunque.
Nel 1905 si presenta l’occasione di portare Gesù ancora più in profondità nel Sahara. Parte con un convoglio militare alla volta dell’Hoggar, un paese di montagne, altipiani abitati da pastori per la cui conversione Charles si dirà disposto a dare la vita. La traversata del Sahara lo fa approdare a Tamanrasset, un luogo abbandonato in territorio tuareg, che elegge a sua dimora acquistando un fazzoletto di terra e costruisce un piccolo fortino, che i Tuareg chiamano Khaoua (“fraternità”), come segno del suo ruolo di fratello e protettore.
Quando non riceve visite, traduce il Vangelo nella lingua dei tuareg, scrive un dizionario, raccoglie tradizioni. Può così parlare senza intermediari e farsi vicino a questa popolazione. Non predica, evangelizza con la vita quotidiana:
Parlare molto agli indigeni e non di cose banali, ma a proposito di tutto, e finire con il parlare di Dio: se non è possibile predicare loro Gesù perché certamente non accetterebbero questo insegnamento, prepararli a poco a poco a riceverlo predicando loro senza posa, Nelle conversazioni, la religione naturale […] parlare molto e sempre in maniera da migliorare le loro anime, da elevarle, avvicinarle a Dio, da preparare il terreno al Vangelo.
Vivere nel deserto non è per Carlo di Gesù una scelta motivata da un desiderio di fuga: ogni volta che compie un passo verso la profondità del Sahara, è sempre per entrare in contatto con popolazioni abbandonate.
Il 1° dicembre 1916, aveva 58 anni, il cuore di Charles viene spezzato da un colpo di fucile; cade a terra come un chicco di grano lasciando un vuoto nel cuore dei suoi amici, ma avendo aperto alla fioritura del deserto, delle vite di chi lo aveva incrociato (e lo incrocia ancora oggi) nel suo cammino.
io mi abbandono a te,
fa’ di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me
ti ringrazio.
accetto tutto,
purché tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature
Non desidero niente altro, mio Dio.
nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo,
ed è per me una esigenza di amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza misura,
con confidenza infinita,
poiché Tu sei il Padre mio.
- Opere spirituali. Antologia Charles de Foucauld, San Paolo 2014
- La fraternità a costo della vita Charles de Foucauld, Città Nuova 2004
- Pensieri e parole Charles de Foucauld, Paoline 2006
- Fammi cominciare una nuova vita (Opera Omnia 3.1) Charles de Foucauld, Centro Ambrosiano 2024Cerco i miei amici tra i piccoli (Opera Omnia 3.2) Charles de Foucauld, Centro Ambrosiano 2024
- Non c’è distanza per i cuori che si amano. Lettere alla sorella Marie Charles de Foucauld, intro di A. Fraccaro Effatà 2020
- Perché sei nato, mio Dio? Charles de Foucauld, Effatà 2019
- Meditazioni sulla passione del Signore Charles de Foucauld, San Paolo 2013
- Charles de Foucauld. Le conversioni di un’anima Jean-Marc Aveline, Libreria Editrice Vaticana 2025
- Charles de Foucauld 1858-1916 Pierre Sourisseau, Effatà 2018
- Charles de Foucauld e i Vangeli. Meditare la Bibbia «per compiere un atto d’amore» A. Fraccaro, Glossa 2014
- «Questa piccola vita di Nazareth che sono venuto a cercare» A. Fraccaro, Glossa 2006
- C. de Foucauld, Stabilirci nell’amore di Dio. Meditazioni sul Vangelo secondo Giovanni Ed. Discepole del Vangelo, Centro Ambrosiano 2025
- C. de Foucauld, Cerco i miei amici tra i piccoli. Meditazioni sul Vangelo secondo Luca Ed. Discepole del Vangelo, Centro Ambrosiano 2024
- C. de Foucauld, Fammi cominciare una nuova vita. Meditazioni sui Vangeli secondo Matteo e Marco Ed. Discepole del Vangelo, Centro Ambrosiano 2024
- Charles de Foucauld e la forza dei legami. Abbiamo un solo cuore per amare Dio e il prossimo A. Fraccaro, M. Vighesso Effatà, Cantalupa 2022
- Charles de Foucauld. Nascondersi nel sorriso di Dio Cruz O. Curuchich Tuyuc, Terra Santa 2022
- A te. La preghiera dell’abbandono… A. Dehò, San Paolo 2024
- Fratel Charles di Gesù, pellegrino dell’assoluto L. Borriello San Paolo 2021
- Nazareth nella spiritualità di Charles de Foucauld A. Mandonico, Edizioni Messaggero Padova 2005
- Mio Dio, come sei buono. La vita e il messaggio di Charles de Foucauld A. Mandonico, LEV 2020
- Charles de Foucauld. Esploratore e profeta di fraternità universale M. Davide Semeraro, San Paolo 2016
Famiglia Spirituale Charles de Foucauld in Italia (Link Utili)
Famiglia Spirituale Charles de Foucauld – SITO ITALIANO UFFICIALE
Piccole Sorelle del Vangelo
Comunità Jesus Caritas (Piccoli Fratelli di Jesus Caritas)
Discepole del Vangelo
Fraternità Secolare Italiana Charles de Foucauld
Sito Ufficiale Internazionale della Famiglia Spirituale

