20 Agosto 2026

«Anche uno solo» Riflessione tra le letture di oggi giovedì 20 agosto: Ez 36,23-28 ; Mt 22,1-14, ed il messaggio del Papa del 14 agosto 2026

Le letture di oggi ci consegnano un’immagine molto forte: Dio promette di trasformare il cuore dell’uomo. «Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne», dice il profeta Ezechiele.
È proprio da questo che possiamo iniziare a guardare alla realtà dei tanti bambini costretti a lasciare la propria casa a causa della guerra, della violenza e della povertà.

Questa parola acquista una particolare forza se la accostiamo al messaggio di papa Leone XIV del il 14 agosto per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, dedicato quest’anno ai minori migranti e rifugiati, con il titolo: «Anche uno solo di questi bambini». Il Papa invita a non guardare questi bambini come una massa indistinta di persone in fuga, ma a riconoscere in ciascuno un volto, una storia e una dignità unica.

Possiamo ascoltare una notizia, provare dispiacere per qualche minuto e poi passare oltre. Ma il Vangelo ci chiede di fare il percorso al contrario: dal numero al volto.

Nel Vangelo di oggi Gesù racconta di un re che prepara una festa e invita molti. Gli invitati, però, rifiutano l’invito. Alla fine il re dice ai servi di andare «ai crocicchi delle strade» e chiamare tutti quelli che incontrano.
È una scena che ci può rimandare ai bambini sfollati: Chi non ha scelto di essere lì, ma si è ritrovato fuori dalla propria casa, dalla propria scuola, dalla propria normalità?

Un bambino che perde la propria casa non ha scelto la guerra. Non ha scelto di diventare profugo. Non ha scelto di separarsi dagli amici, dalla scuola, magari persino dai propri genitori. Eppure rischia di diventare, per noi, soltanto una notizia tra tante.

Ed è qui che la prima lettura risuona forte: «Vi darò un cuore nuovo… un cuore di carne».
Un cuore di carne è proprio un cuore che non si abitua al dolore degli altri.

Un cuore di pietra sente parlare di un bambino che ha perso la casa e pensa: È terribile, ma cosa posso farci? Un cuore di carne si lascia interrogare: Questo bambino mi riguarda?

Non possiamo risolvere da soli le catastrofi umane, possiamo però scegliere di non restare indifferenti.
Papa Leone, nel suo messaggio, insiste proprio su questo: non si tratta soltanto di proteggere una categoria di persone, ma di riconoscere che ogni singolo bambino ha una dignità infinita. E richiama le parole di Gesù: chi accoglie un bambino nel suo nome accoglie Cristo stesso.

Allora possiamo rileggere anche il Vangelo…. non  soltanto nella domanda: «Chi è invitato alla festa?»
Ma la domanda diventa: «Chi sono disposto ad invitare? Chi sono disposto ad accogliere? E soprattutto, chi rischio di lasciare fuori?»

Perché i bambini sfollati sono molto di più di persone lontane che hanno bisogno del nostro aiuto, sono una provocazione alla nostra fede. Il loro volto ci chiede se il nostro cuore è ancora capace di lasciarsi ferire dalla sofferenza, di vedere una persona prima ancora di vedere un problema o un passaporto, di riconoscere un fratello prima ancora di vedere uno straniero.

E forse oggi la preghiera più vera può essere:
«Crea in me, o Dio, un cuore puro».
Un cuore nuovo per non abituarmi alla guerra.
Un cuore di carne per non voltarmi dall’altra parte.
Un cuore capace di vedere anche uno solo.

Anche uno solo di quei bambini è abbastanza perché noi non possiamo più dire: “Non mi riguarda”.

 

parroco vito