La liturgia dell’Assunzione non ci offre un’evasione ferragostana dalla realtà. Al contrario, ci mette davanti al mondo così com’è, senza sconti: una donna che grida per le doglie del parto, mentre un drago è pronto a divorare suo figlio. È, forse, la festa più realista dell’anno.
I telegiornali ci raccontano un tempo segnato da una «permacrisi» permanente: il quinto anno di guerra in Ucraina, il Medio Oriente ancora senza pace, l’instabilità del Golfo che continua a ripercuotersi sui costi dell’energia e sulle bollette.
E anche quando si parla di estate, la realtà non cambia. In Italia, questo agosto più di un terzo delle famiglie non può permettersi una settimana di vacanza fuori casa; la percentuale supera la metà tra i nuclei con tre o più figli (Il Sole 24 Ore). Sono milioni di persone che restano a casa non per scelta, ma per necessità: gli «affamati» del Magnificat, quelli che abitano al piano di sotto e che troppo spesso non vediamo.
A Brindisi questa sofferenza non è un’astrazione: si vede, si ascolta, si tocca.
È nella transizione post-carbone, ancora alla ricerca di un futuro capace di trasformare le promesse in lavoro reale, con poche centinaia di posti di fronte a migliaia di richieste.
È nei giovani che partono prendendo la strada del Nord per costruirsi altrove un futuro e spesso non tornare più.
È nelle campagne colpite dalla crisi, con la Puglia che chiede al governo lo stato di crisi per il settore olivicolo.
Ed è nel porto, che continua a essere nello stesso tempo luogo di lavoro e porta d’approdo per chi arriva dal mare con niente addosso, portando con sé soltanto la speranza di una vita possibile.
Il Magnificat non è una consolazione passiva.
Maria, si mette in cammino e va da Elisabetta e rimane con lei per tre mesi, trasformando il canto in servizio. È un’immagine semplice e radicale: la risposta di Dio non cerca soltanto parole, ma mani disposte a sporcarsi.
Per questo, chi ha responsabilità nell’amministrazione, nell’impresa o nel sindacato è chiamato a scegliere da che parte del canto stare: dalla parte di chi viene innalzato o dalla parte di chi viene rimandato a mani vuote.
E chi è stanco, disoccupato, precario o dimenticato può scoprire qualcosa di ancora più sorprendente: proprio quel corpo affaticato, quella vita apparentemente marginale, è ciò che Dio ha scelto di assumere e glorificare.
L’Assunzione di Maria in corpo e anima dice che la carne umana — la nostra carne, quella dei nostri figli, quella dei caduti sotto le bombe e dei naufraghi nel Mediterraneo — non è destinata a essere scarto della storia. È entrata per sempre in Dio.
Per questo il drago non ha vinto allora, non vince oggi e non vincerà.
L’ultima parola su Brindisi, sull’Italia e su questo mondo esausto non la scriveranno i potenti sui loro troni. La scriverà ancora una donna che, in mezzo alla precarietà della storia, ha scelto di cantare.
E il suo canto continua a chiederci da che parte vogliamo stare.
