Filippesi 2,1-11
Oggi celebriamo il nostro San Carlo di Gesù, l’uomo che nel silenzio del deserto imparò che il Vangelo si vive non in grandi imprese, ma in una vita donata, semplice e fraterna.
La Parola che abbiamo ascoltato sembra fatta apposta per lui… e per noi.
San Paolo ci dice: «rimanete unanimi e concordi», «ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri».
Ecco il cuore di una fraternità cristiana. Una fraternità non nasce perché condivida uno spazio, una Messa, un calendario di attività… nasce quando cominciamo a portare nel cuore gli uni gli altri, a sentirci legati non per obbligo, ma per amore.
Voglio dirvelo con sincerità: in questo tempo nella nostra comunità sto vedendo concretizzarsi sempre più qualcosa di molto bello. Le liturgie sono più partecipate, si percepisce il gusto di essere insieme. Non è più solo “venire a Messa”, è sentirsi parte di una famiglia, è pregare non solo per noi, ma gli uni per gli altri. È un piccolo miracolo.
Ma San Paolo è molto realistico: non sempre siamo concordi.
A volte non siamo d’accordo, a volte ci feriamo, a volte ci stanchiamo. È normale. L’importante è non tirarsi fuori, non abbandonare il cammino comune.
La maturità della fede si vede proprio quando, anche se non tutto mi convince, scelgo di restare, di collaborare, di camminare con gli altri. Perché — ascoltatelo bene — tutti siamo responsabili di tutti.
Nessuno può dire: “Non mi riguarda”. La fraternità cresce quando ciascuno sente che la vita degli altri gli appartiene.
E questo porta a un altro punto decisivo: sentirsi coinvolti.
Una fraternità non si costruisce con chi viene e basta, ma con chi partecipa, con chi si lascia interpellare, con chi si sente prezioso ma non necessario, come una goccia di oceano che non è necessaria ma è preziosa. Coinvolti nelle scelte, nella preghiera, nei servizi, nelle attenzioni quotidiane. Coinvolti nel custodire i più fragili.
E qui arriviamo alle direttrici fondamentali della nostra fraternità, quelle che lo spirito di fr. Charles ci affida:
1. L’attenzione ai poveri e agli ultimi.
San Carlo ci ripete che nei più piccoli vediamo il volto di Gesù. Non possiamo essere fraternità se non scegliamo i poveri come nostri fratelli privilegiati: chi ha bisogno di ascolto, di pane, di affetto, di dignità. Una fraternità che non si apre agli ultimi è una fraternità incompleta.
2. L’attenzione ai nostri ragazzi.
Sono loro che guardano a noi. Sono loro che imparano da quello che vedono più che da quello che diciamo. Dobbiamo sentirci fraternità educante: il nostro modo di amarci, di perdonarci, di collaborare, di pregare… educa.
I ragazzi hanno bisogno di adulti che non scappano, che non si lamentano sempre, che mostrano con la vita che la fraternità è un dono possibile e bello.
3. Una fraternità che sostiene la preghiera di tutti.
Pregare gli uni per gli altri non è una frase spirituale: è ciò che crea comunione, che apre i cuori, che libera dalla chiusura. Una fraternità che prega resta viva, resta umile, resta capace di accorgersi.
E quando in mezzo a noi c’è qualcuno che viene solo per se stesso, non giudichiamo. Forse porta un peso, o non ha ancora sperimentato davvero la bellezza di sentirsi dentro. Il Signore ci chiede di aspettarlo, accompagnarlo, coinvolgerlo con discrezione, come farebbe una famiglia.
Fr. Charles ci mostra la strada: lui che non cercò mai i propri interessi; lui che si fece fratello universale; lui che viveva per gli ultimi, per chi nessuno considerava.
E allora è naturale che anche noi impariamo a:
– fermarci per pregare per qualcuno;
– accorgerci di chi è più fragile;
– non tirarsi indietro quando non tutto ci piace;
– educare i più giovani con la nostra testimonianza;
– ricordare che siamo responsabili gli uni degli altri;
– vivere una carità concreta verso i poveri;
– sentirci coinvolti nella vita della fraternità.
Così diventiamo la comunità che San Paolo sogna: uniti, concordi, attenti gli uni agli altri.
E diventiamo la comunità che San Carlo desidera: piccola, umile, nascosta… ma piena di amore concreto, soprattutto verso gli ultimi.
Chiediamo oggi a fr. Charles un cuore come il suo:
un cuore che non si mette al centro, ma che lascia spazio a Gesù;
un cuore che non pensa a ciò che manca, ma a ciò che può donare;
un cuore che sa educare, accogliere, consolare;
un cuore che non si stanca di amare.
